Cranes

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Cranes al Black Out (foto di Ankh)

Strano destino, quello dei Cranes: pur essendo l’Italia un paese in cui, proverbialmente, si va abbastanza poco ai concerti (almeno a quelli di certi generi musicali), deve essere uno dei luoghi in cui il gruppo inglese viene accolto con più calore, se hanno deciso di tornare a un paio d’anni scarsi dal loro ultimo tour, dal quale è anche stato tratto addirittura il loro live ufficiale. La cosa non può che farmi piacere, una volta tanto, e devo dire che anche stavolta il pubblico ha reagito bene, riuscendo a riempire, anche se fortunatamente non eravamo del tutto stipati, il Black Out.

Tanto per cambiare arrivo abbastanza tardi, al punto che non solo la gente ha già iniziato ad entrare nel locale, ma addirittura è già iniziato da un po’ il concerto dei Pulvinar; il tempo di prendere la solita birre pre-concerto, di salutare un po’ di persone e mi fiondo a tutta velocità verso il palco; purtroppo ho già perso le prime file, il che significa che, purtroppo, le foto senza flash verranno invariabilmente mosse; mi accontenterò di quelle con il flash e chiederò a un amico, un po’ più avanti di me e con una macchina ben più seria, quelle senza. Sul concerto dei Pulvinar non mi sento di dire molto visto che ho ascoltato sì e no un paio di brani e comunque senza la dovuta concentrazione: piuttosto che dire idiozie preferisco passare direttamente al concerto dei Cranes.

Il gruppo compare sul palco quasi in sordina, come si trattasse di un secondo gruppo spalla; Alison Shaw, senza ombra di dubbio eletta dal pubblico a starlet del gruppo, entra pochi istanti dopo in punta di piedi, come sempre accompagnata da una timidezza che, dopo anni di palchi, ha dell’incredibile. La loro esibizione inizia immediatamente e, devo dirlo subito, non si distacca poi molto da quella della volta scorsa, almeno non alle mie orecchie, visto che non ho mai ascoltato nèFuture songs nè il recentissimo Particles and waves, che ho comprato al termine dell’esibizione: di conseguenza riconosco i vecchi brani, che ascolto e adoro da lunghi anni, mentre quelli più recenti, provenienti dagli ultimi due album, si confondono un po’ tra loro.

Rimango dell’opinione che lo stile dei vecchi pezzi mi è decisamente più congeniale di quello dei nuovi lavori: questi hanno infatti un’impostazione molto trip-hop ma senza avere le intuizioni geniali che erano presenti nei gruppi che meglio si sono espressi in tale ambito (Massive Attack, Portishead, Lamb, Archive per citarne alcuni) oppure, se vogliamo, senza avere il coraggio di fare una scelta portata fino in fondo. Non che i brani più recenti siano spiacevoli, anzi, nella loro morbidezza possono affascinare parecchio: avrei però preferito qualcosa di più intenso e ricco da un punto di vista sonoro. Non posso non citare i loro grandi classici, che sono stati eseguiti durante l’esibizione: “Everywhere”, “Cloudless”, Jewel”, “Far Away” e “Adrift” (praticamente tutta la prima parte del bellissimo album Forever), “Paris and Rome” da Loved e la rumorosa “E.G. shining”, tratta da un vecchissimo EP.

Pur essendo la scaletta molto simile a quella del concerto scorso, in fondo il concerto mi è piaciuto, malgrado un paio di incertezze del batterista e l’impressione che Alison Shaw non fosse al massimo della condizione. La verità è che mi fa sempre piacere vedere questo gruppo dal vivo, lontano dal divismo smodato e, molto spesso, ingiustificato di molti musicisti in tutte le scene: lontani da pose ed egocentrismi, salgono su un palco per suonare e condividere questo piacere con il pubblico, che, invariabilmente, accoglie con grande piacere i loro brani ricchi di malinconia. Tutto qui? Sì, tutto qui, ma non è assolutamente poco.

Links:

Cranes Fan Forum – sito ufficiale

Pulvinar – sito ufficiale

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Cranes al Black Out (foto di Ankh)

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