New Risen Throne: Flowing ashes

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Ver Sacrum Il CD promozionale che sto ascoltando non si distingue certo per la ricchezza delle informazioni riportate in copertina o nella lettera allegata: nome del gruppo, titoli del disco e dei brani e, nella lettera allegata, nome dell’etichetta e un paio di link. Non che la copertina lasciasse adito a dubbi di sorta sulla forma musicale da aspettarsi: una musica ambientale cupa e scura, in qualche modo più opalescente e notturna di quanto non lo sia quella dei numerosi gruppi nordici che vanno per la maggiore di questi tempi. I tre brani che costituiscono il CD sono molto lunghi: la loro durata va dai 10 ai 27 minuti; la cosa non stravolge più che tanto in un genere musicale che spesso ama fondere tra loro i suoni e creare dei lunghi flussi di coscienza. Alla base del tutto ci sono i profondi drone che costituiscono il marchio di fabbrica di questo genere musicale: suoni bassi, di quelli che fanno vibrare le casse e tutto ciò che si trova nei paraggi. Su questi vanno a stratificarsi tutte le manipolazioni che potremmo definire “di ordine superiore”: suoni sintetici (ma in più di un caso ho avuto l’impressione che si trattasse di suoni “reali” fortemente manipolati) che vanno a sostituire quella che, in altre forme musicali, sarebbe la melodia. Certo, quello di cui stiamo parlando è un genere musicale che, negli ultimi tre o quattro anni, ha avuto uno sviluppo notevole e talvolta viene da chiedersi se non ci si trovi davanti ad uno sfruttamento eccessivo di determinati stilemi; in questo caso, come per altri musicisti italiani nel passato più recente, siamo comunque su un livello rispettabilissimo: il primo brano, intitolato “Vision of scourge” e suddiviso in due parti è un’ambient molto scura ma lucida, mai fumosa e intossicante; il secondo brano ha aspetti decisamente più rituali ispirati, ad esempio, dal dialogo fortemente distorto al punto di essere difficilmente comprensibile e dalle lente ma potentissime inesorabili percussioni tipicamente industriali; chiude il CD “Ashes”, che torna su suoni più suadenti e siderali, privi di una struttura ritmica che si discosti da quella di un possente e profondo respiro. Nel complesso mi sento di consigliare l’ascolto di questo lavoro: non si tratta certo di un’opera innovativa, al giorno d’oggi è veramente difficile inventare qualcosa in quest’ambito, ma il suo ascolto può dare ottime sensazioni, soprattutto laddove ci si tiene lontani dall’aspetto rituale e ci si concentra invece sulle tessiture notturne.

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