Das Ich

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Das Ich

Das Ich al Black Out foto di Ankh

Non posso negarlo: i tre anni che separano questo concerto romano dei Das Ich dal precedente sono sembrati veramente un’eternità: moltissima acqua è passata sotto i ponti, numerosi ascolti e concerti di gruppi minori ma anche fondamentali. In aggiunta alla mia personale storia, qualcosa è accaduto anche al di fuori di me: la scena musicale, a cui i Das Ich sono genericamente associati, che una volta era semplicemente chiamata EBM o elettrodark ha acquistato numerosi altri nomi (synth pop, future pop, techno pop, etc.) e credo che quasi nessuno sia in grado di dire se ciascun nome vada associato ad uno stile differente o meno. Cosa ben più grave dal mio punto di vista è che tutte queste forme musicali stanno sempre più rapidamente tendendo alla musica in stile “Festivalbar”: una melodia di facile presa, un ritmo azzeccato, qualche rumorino preso qua e là che fa molto “industrial”, una shakerata veloce veloce e il capolavoro è servito. Su molte delle esibizioni live di questi gruppi non oso nemmeno pronunciarmi o rischio quantomeno l’ostracismo da parte di Padron Dex… Tutto questo per dire che mi interessava capire in che direzione stessero evolvendo i Das Ich che, devo dirlo fin d’ora, ho sempre ritenuto al un po’ al di sopra di questa scena musicale, considerandoli (caso molto raro insieme a Calva Y Nada e pochissimi altri), una vera e propria “forma danzabile” della musica industriale più scura e cupa.

Arrivo al Black Out in leggero ritardo rispetto a quanto avevo preventivato e trovo una discreta fila ad attendermi; fortunatamente scorre abbastanza veloce e, dopo aver rapidamente preso una birra, riesco a trovare un buon posto tra le primissime file. Stasera di spalla ci sono i Chaos/Order, uno dei progetto elettronici di Riccardo Chiaretti. Sulla loro esibizione non sono in grado di dire granché: personalmente preferisco i suoni dei Mouth Of Indifference, perchè le forme ritmiche dei Chaos/Order li avvicinano troppo ad un tipo di techno che non riesco a trovare gradevole. I ritmi sono talmente metronomici e costanti da dare un’idea statica più che dinamica e, alla lunga, il tutto mi lascia alquanto perplesso. Ci sono diversi spunti interessanti, ma li avrei visti meglio in altre situazioni musicali; peccato, infine, per il fatto che il mini-theremin era posizionato a terra e praticamente nessuno del pubblico è riuscito a vederlo suonare, gesto che trovo sempre piuttosto affascinante.

Chaos/Order

Chaos/Order al Black Out foto di Ankh

Finita l’esibizione del gruppo romano, inizia il lavoro sul palco per la sua preparazione ai Das Ich: tolta la strumentazione dei Chaos/Order, viene inserito l’ormai famoso supporto per il microfono di Stefan, vengono posizionate le tastiere, anche stavolta collegate alla struttura che permette loro di girare intorno a un asse e, dopo una breve attesa, escono i tre componenti del gruppo. Bruno Kramm sfoggia i capelli “a corno”, tipici degli ultimi tempi. Stefan non ha più i dreadlocks come qualche anno fa, bensì è quasi rasato con due “serpentelli” di capelli cortissimi. Inoltre è completamente dipinto di rosso, con delle striature più chiare sul torace. Il concerto inizia ed entra immediatamente nel vivo: il primo pezzo è “Die Propheten”, sicuramente uno dei brani più amati dal pubblico, che inizia immediatamente a saltare e cantare. L’arrangiamento è leggermente diverso da quello abituale, ma i Das Ich possono permettersi di riarrangiare i brani senza grossi problemi.

La sequenza continua con brani famosi, per la gioia del pubblico, numeroso ma non stipato, in visibilio; se non fosse per un gruppetto di metallari pseudosatanisti che non fa altro che dirsi cazzate a voce altissima, probabilmente mi potrei godere un po’ di più la serata, ma tant’è: anche questo fa parte dei concerti… Naturalmente non sono in grado di ricostruire l’intera scaletta, un po’ perchè ho lasciato passare troppo tempo dalla serata del concerto, un po’ perchè la mia memoria non è in grado di ricordare i titoli in inglese, figuriamoci quelli in tedesco! Certo è che i cavalli di battaglia li hanno fatti praticamente tutti, da “Kain und Abel” e “Gottes Tod” fino a “Re-Animat” e “Engel”.

Inutile sottolineare ancora una volta come Stefan Ackermann sul palco sia un portento, una vera forza della natura: con le sue incredibili doti di mimo e ballerino, la sua capacità di muoversi e fare gesti sincopati, il modo di coinvolgere il pubblico nonché la sua stessa presenza scenica fanno di lui il centro assoluto dello spettacolo, anche quando, a volte, si ritira nelle retrovie del palco per prendersi un attimo di riposo. Il suono è abbastanza ben amalgamato, anche se, a mio avviso, la voce di Ackermann risulta un po’ troppo bassa mentre è troppo pompato il vocione possente del secondo tastierista che, pur aggiungendo un certo effetto inquietante alla miscela sonora, è anche abbastanza stonato, come si è potuto notare nei cori a chiusura di “Re-animat”. Alcuni brani sono stati riarrangiati in maniera non esattamente ideale, almeno a mio parere, ma nel complesso si è trattato di un concerto decisamente buono, in perfetto stile Das Ich. Per fortuna, le manie pop da classifica che stanno dilagando in certi ambienti elettro e che, se non ricordo male, si erano impossessate del buon Kramm in occasione del suo CD da solista, hanno lasciato abbastanza indenne la creatura originaria. Speriamo che continui così!

Links:

Das/Ich – sito ufficiale

Chaos/Order – sito ufficiale

Das Ich

Das Ich al Black Out (foto di Ankh)

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