Human Disease: Our Flesh Deception

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Memorabile, questo scorcio di 2004! Dopo “Untold Passion”, giunge a noi pure “Our Flesh Deception”! Il vecchio Hadrianus non poteva davvero ambire a più alto dono dalla Dea Fortuna, ovvero questo balsamo benedetto per i suoi esausti padiglioni auricolari. Ad esser sincero, attendevo con ansia lo split coi cugini Chants Of Maldoror, quand’ecco emerger dalle brume questo autentico capolavoro di death rock gothikeggiante! La cantilenante “Vial of misery” funge da apertura, introducendoci alle torbide atmosfere del disco ben esemplificate da “Nativity 33”. Eh, c’è di che soddisfare la propria sete! Una traccia sanguinolenta, dominata dall’affilatissima chitarra di Lantiér e da una sezione ritmica forsennata. Prestazione esemplare di Lien, cantante di razza, ed indispensabile l’apporto delle keys di Vanessa, presenza discreta ma insostituibile nell’economia sonika del gruppo. “Gold flames of Angels” non è da meno, un classico! “Artistic greed”, “Mother sodom” e “Disclosed in flesh” sono episodi che già avevamo avuto il piacere d’apprezzare sul demo del 99/2000, in questa sede segnano un’accresciuta carica morbosa, e la nuova sontuosa veste che li ammanta segna l’esponenziale maturazione del combo. Un ensamble dal gusto ben delineato, come testimonia l’erotizzante “Even unblameable (Be. loved). “Petals (pt. 1) anticipa la nervosissima “Chimera”, mentre “As my ornaments hide” ci conduce per mano all’epilogo, segnato dalla seconda cupissima versione di “Vial of misery”. Elegantissimi, sensuali, sottilmente perversi, questi sono gli Human Disease, e davvero possiamo andarne fieri. Ad “Our flesh deception”, spettacolarmente decadente pure nella grafica, possiamo imputare un solo difetto: è troppo breve! Ma per nostra fortuna hanno inventato il tasto repeat!

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