Iridio

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Nostra interlocutrice è Valentina degli Iridio, assieme a Franz anima e corpo di questo interessante progetto autore del recenteWaves of life, opra davvero magica capace di catalizzare l’attenzione degli amanti di sonorità folk e medievaleggianti, in virtù di dieci cangianti brani dal grande spessore artistico, preziosi tasselli d’un mosaico sonoro d’incomparabile beltà. Un debutto doppio, considerando che il citato dischetto costituisce pure l’esordio per la Standing Stones, costola delle Dragonheart/Audioglobe, etichetta che dedicherà la propria attenzione alla valorizzazione di situazioni affini stilisticamente a quanto proposto dai validi artisti degli Iridio!

Iridio

© Iridio

Valentina, un esordio di rito per questa nostra chiacchierata virtuale: quale è la genesi del progetto Iridio? Da dove provenite e come vi siete conosciuti? E perchè avete deciso di creare un complesso?

Allora… possiamo dire che il progetto Iridio ha iniziato a prendere forma nel 2002, quando abbiamo deciso di unire le nostre esperienze musicali con l’obiettivo di dar vita ad un nuovo sound. Entrambi abbiamo alle spalle una lunga attività musicale… abbiamo suonato un po’ di tutto e Franz si occupa di sound engineering da molto tempo. Io e Franz ci siamo conosciuti circa sette anni fa… in una sala prove!! A quell’epoca, infatti, lui suonava in un gruppo in cui militavano anche alcuni miei amici e così abbiamo fatto conoscenza. Abbiamo dato vita a Iridio perché volevamo creare una musica nuova, che fosse in grado di fondere atmosfere anche molto diverse tra loro e che, soprattutto, fosse capace di risvegliare emozioni profonde in noi e nell’ascoltatore.

Sia tu che Franz potete vantare precedenti esperienze artistiche assai variegate.

E’ vero. Ci consideriamo molto poliedrici dal punto di vista artistico: abbiamo suonato in diversi gruppi e abbiamo collaborato a svariati progetti dal rock al pop, dal blues alla dance. Io ho anche studiato canto lirico, mentre Franz ha svolto numerose collaborazioni come sound engineer e come fonico.

Come nasce un brano degli Iridio? Quanto influisce il vostro corposo background sul processo compositivo che sfocia infine in una canzone compiuta?

Beh, ogni brano nasce da sensazioni ed emozioni che sgorgano dal nostro cuore e dalla nostra mente. Secondo noi è molto affascinante come un’idea possa prendere forma attraverso una canzone: cosa c’è di più astratto di una sensazione e di un’idea? Eppure attraverso il linguaggio della musica si può dar vita e calore a tutto ciò. Il modo è soggettivo e il nostro punta a creare un linguaggio universale, che abbracci più culture e soprattutto sia in grado di gettare un ponte tra il presente (suoni sintetici) e il passato (strumenti classici). Comunque, in generale, possiamo dire che a volte è un suono, a volte una sensazione, uno stato d’animo, un’idea in testa che vuole essere rappresentata da una linea melodica; altre volte, il brano nasce dalla specifica intenzione di rappresentare quel determinato “mondo”, o dal forte richiamo di antiche atmosfere della tradizione popolare.  La musica che ascoltiamo abitualmente può essere considerata come una fonte di ispirazione “indiretta”: fa parte del nostro background e ne siamo naturalmente influenzati. Tuttavia non cerchiamo di imitare lo stile di altri, bensì di creare un nostro sound che sia il più originale e personale possibile.

Essendo la voce del gruppo, azzardo l’ipotesi che sia tu a dedicarti alle liriche. Quali tematiche preferisci trattare? Accade pure che dalle parole si giunga poi alla melodia?

Hai indovinato, infatti i testi li ho scritti io. Generalmente parto dalla musica perché avere una metrica da dover rispettare mi aiuta a sintetizzare le idee e a focalizzare ciò che è davvero importante da dire. Sembra un controsenso, ma invece è proprio così: una volta che è stata definita la melodia scrivo le parole. L’unico brano per cui è avvenuto il processo inverso è “Moondust”, il cui testo, però, era nato come una poesia ed era quindi legato, di nuovo, a una metrica precisa. La maggior parte dei testi parla d’amore: amore per la Natura che può dare risposta ai quesiti più profondi dell’animo umano (come in “The Windy Shore”), amore per i bambini che rappresentano il futuro dell’umanità e in cui risiede la speranza di creare un mondo migliore (come in “New World Child”), amore per un uomo o una donna raccontato però da un punto di vista particolare (come in “Moondust” e “Silent Song”). “My (dream)world” si discosta da questi argomenti e affronta una riflessione sul tema del rapporto tra sogno e realtà: spesso queste due dimensioni sembrano fondersi tra loro e diventa difficile capire in quale delle due stiamo vivendo…

Nei tuoi testi, preferisci descrivere sentimenti, sensazioni, narrare vicende oppure inserisci pure elementi reali, che magari si riferiscono ad eventi quotidiani?

Come spiegato prima, mi ispiro ad emozioni e sensazioni ma allo stesso tempo mi attengo a realtà direi quasi universali, che ci avvolgono. Infatti, le “Onde della Vita” evocate nel titolo rappresentano l’oceano di storie e di emozioni dell’intera umanità. Tutte meriterebbero di essere raccontate perché ciascuna di esse è unica e irripetibile! Come vedi, a livello tematico, siamo molto interessati all’elemento umano perché crediamo sia un’inesauribile fonte di ispirazione.

Quali sono le tue muse ispiratrici? C’è una cantante del passato o del presente che più ha influito nella maturazione della tua personalità artistica?

Una delle mie artiste preferite è Loreena McKennitt. Mi piacciono anche Tori Amos e Bjork e ascolto molte cantanti di musica celtica tradizionale. Tra le cantanti italiane apprezzo molto Elisa e Filippa Giordano. Tuttavia ho sempre pensato che la cosa più importante per un cantante sia la ricerca di uno stile personale. Cercare di imitare qualcun altro è limitante e anche poco gratificante!

Iridio

© Iridio

Nei vostri brani sovente elementi elettronici vanno ad affiancarsi con grande naturalezza ad altri tradizionali (come nel caso della bella “Arabesque” o dell’enigmatica “My dreamland”).

Crediamo che al giorno d’oggi la tecnologia offra delle possibilità incredibili per sperimentare nuovi suoni e nuove timbriche e metta nelle mani del musicista gli attrezzi per esplorare nuovi confini; allo stesso tempo, però, la potenza evocativa degli strumenti classici permette di esprimere un calore che ha caratterizzato secoli di storia della musica. Questo è proprio il nostro intento: vogliamo creare una musica senza confini di tempo e di spazio; proprio per questo motivo cerchiamo di fondere “i due mondi” in un’unica realtà che proietti l’ascoltatore in una sorta di mondo parallelo.

Adoro letteralmente “My sweet Leonore”, ogni volta che giungo a questa traccia, d’impulso la riascolto più e più volte, ed ogni una vi trovo una grazia incommensurabile. Valentina, è una canzone che possiede il gran dono di farmi sentire in pace con me stesso e col mondo intiero!

E’ meraviglioso: questa è la più grande soddisfazione che un musicista possa desiderare. Riuscire a coinvolgere in questo modo così profondo chi ascolta la nostra musica è per noi il risultato più ambito.

Davvero particolare poi, soprattutto se riferita alle altre, è “The free ride of the Spirit”!

Hai ragione: questa è una canzone che ha lo scopo di suscitare immagini e sensazioni un po’ selvagge, di uno spirito libero, appunto. Abbiamo scelto un'”ambientazione” tra gli indiani d’America perché pensiamo che nessun altro popolo come questo stimoli nell’immaginario comune il desiderio di grandi spazi, di ampi respiri e di “libere cavalcate”. E’ una sorta di richiamo e di invito a risvegliare queste sensazioni, a volte, forse, troppo sopite, soprattutto nelle realtà cittadine così frenetiche e caotiche.

Come è stato accolto fino ad ora Waves of life, sia dalla critica che dal pubblico? Ritieni più gratificante il parere di un appassionato od una recensione “ufficiale”?

Direi che l’accoglienza è stata e continua ad essere decisamente positiva. Sia in Italia che all’estero abbiamo raccolto molti consensi e non possiamo che esserne soddisfatti. Noi,ovviamente, teniamo al parere di chiunque; se una recensione ufficiale è positiva diventa un ottimo biglietto da visita e un’ottima occasione per farsi conoscere. Allo stesso modo, però, l’appassionato dimostra spesso quel parere disinteressato che a volte può risultare più genuino e anche gratificante.

Immagino che vi abbiano accostato pure ad altri insiemi, qual è finora il nome più frequentemente citato?

Effettivamente ci hanno accostato a molti artisti, come ad esempio Loreena McKennitt, Enya, Tori Amos, Kate Bush, Dead Can Dance… è un piacere ed un onore essere accostati a così grandi figure nella scena musicale, anche se noi ci sforziamo il più possibile di creare un sound originale e di seguire semplicemente le nostre emozioni e sensazioni più profonde.

Avete avuto occasione di promuovere pure dal vivo Waves of life?

Per ora no. Effettivamente le esibizioni live rappresentano un punto su cui ci stiamo interrogando… L’idea sarebbe quella di proporre la nostra musica in teatro, coinvolgendo i musicisti che hanno suonato su Waves Of Life e realizzando un vero e proprio spettacolo che unisca più arti dalla danza alle proiezioni multimediali. E’ un progetto molto ambizioso e di difficile realizzazione ma noi abbiamo intenzione di provarci. Vi faremo sapere!

State componendo dei nuovi pezzi e, nel caso, seguono le tematiche espresse nel vostro debut-CD?

Abbiamo già qualche idea in testa ma per il momento ci stiamo concentrando sulla promozione. Sicuramente proseguiremo sulla strada di Waves Of Life e svilupperemo ulteriormente la fusione tra strumenti acustici ed elettronici.

Siete il primo gruppo a pubblicare per Standing Stones. Avete instaurato un buon rapporto colla vostra “label”? Cosa vi ha spinto a legarvi ad una etichetta di fatto nuova, pur con alle spalle l’organizzazione e l’esperienza di Audioglobe?

Inizialmente abbiamo registrato un CD singolo promozionale del brano “The Windy Shore” e l’abbiamo mandato a numerose case discografiche italiane e straniere. Ci hanno contattato in molti chiedendoci altro materiale e così abbiamo realizzato un secondo CD promozionale. Abbiamo vagliato tutte le offerte e, alla fine, abbiamo optato per Dragonheart (che per produrre Waves Of Life ha appunto creato una sotto-etichetta specializzata in musica celtica/ambient chiamata Standing Stones). La principale ragione di questa scelta sta nel fatto che conoscevo bene la serietà e la professionalità di questa etichetta perché avevamo già collaborato in passato ed ero certa che avrebbero investito molte energie nel progetto Iridio. Il rapporto con Standing Stones, dunque, è ottimo e siamo davvero onorati di essere la loro prima produzione sperando che… porti loro fortuna e che l’etichetta possa crescere e avere successo!

I responsabili della casa discografica vi hanno seguito nel corso della produzione, oppure avete beneficiato di totale libertà?

Beh, una volta chiarita la direzione che avrebbe seguito l’intero album con i responsabili, abbiamo composto i brani in totale libertà. Ogni volta che “nasceva” una canzone, eravamo orgogliosi di farla ascoltare, seppur in forma di provino, ad Enrico Paoli (il “boss” dell’etichetta) in attesa di un suo parere. Naturalmente non c’è stata alcuna interferenza da parte sua nel processo compositivo e i brani sono nati in assoluta libertà.

Immagino che Waves… goda di capillare distribuzione. Anche questo è un fattore importantissimo per la compiuta riuscita di un’opera d’arte, anche se capitale è il valore intrinseco della stessa.

Per quanto riguarda la distribuzione italiana ci affidiamo alle ottime competenze e alla consolidata esperienza di Audioglobe. Per quanto riguarda l’estero, godiamo dell’appoggio di una validissima agenzia di promozione tedesca e del noto distributore SPV. Siamo pienamente d’accordo con te sull’importanza di una valida promozione e distribuzione di una qualunque opera d’arte. Purtroppo, se la gente non sa della tua esistenza, non può certo apprezzarti.

Pure la produzione è ottima, avete utilizzato sempre lo stesso studio di registrazione?

Tutte le registrazioni sono state effettuate nello studio di Franz (Apeiron Recording Studio), il quale, oltre a comporre, si è dedicato a tutta la parte di sound engineering. E’ stato un lavoro molto minuzioso e attento alla qualità timbrica e sonora (oltre che, naturalmente, alla qualità musicale). Il mastering finale è stato effettuato al New Profile Studio di Milano, un importante studio specializzato proprio nel mastering.

Chi sono i musicisti che hanno suonato sul disco? Hanno contribuito pure dal punto di vista compositivo? In base a quali criteri avete deciso di avvalervi della loro collaborazione?

Marta Pettoni ha suonato l’arpa classica (quella da orchestra, per intenderci); è una musicista diplomata che abbiamo contattato apposta per l’occasione e con la quale, ora, siamo rimasti in ottimi rapporti. Andrea Laudicina ha suonato l’oud (una sorta di liuto dalle origini nord africane e mediorientali), il flauto dolce soprano e tenore, il violino, il mandolino e l’oboe; è un musicista polistrumentista e liutaio, molto amico di Franz. Vanta le più svariate collaborazioni, tra cui i Modena City Ramblers. Leonardo Patrignani e Matteo Talora hanno suonato le parti di chitarra acustica; sono rispettivamente il cantante e l’ex chitarrista dei Beholder. Li abbiamo contattati per la loro competenza e la loro abilità con lo strumento e, alcuni di loro hanno anche avuto alcune buone idee a livello di arrangiamenti, mentre le parti erano già state composte nella loro totalità da Franz.

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La copertina di Waves of life

Chi è l’autore della splendida copertina e dell’artwork adornante Waves…, davvero confacente allo spirito che anima l’opera?

La foto di partenza della copertina è stata scattata da Franz (volendo è possibile vedere la versione originale nella sezione immagini sul nostro sito), mentre il lavoro di elaborazione grafica è stato eseguito da Raul Carbone. Per quanto riguarda il resto dell’artwork, esso comprende foto scattate in studio dal fotografo Paolo Rinarelli e altre in esterno realizzate da me e da Franz; il tutto è stato sapientemente “assemblato” dai grafici di Audioglobe, seguendo le nostre indicazioni di base.

Avete allestito pure un vostro sito? Quale importanza attribuite ad internet quale mezzo di comunicazione e trasmissione delle vostre urgenze artistiche?

Sì. Dobbiamo ringraziare il nostro abile Webmaster Dario Orecchia per la realizzazione del sito. Crediamo molto nell’importanza di internet come veicolo ideale per farsi conoscere e per trasmettere tutto quello che, per motivi di spazio e di tempo, non può essere incluso nel disco. Crediamo inoltre che internet abbatta le distanze e permetta di comunicare con persone che vivono anche molto lontano da noi in tempi rapidissimi e a costi quasi nulli. E’ bellissimo ricevere e-mail da persone che ascoltano la nostra musica in luoghi tanto lontani e poter rimanere in contatto con loro! Proprio per questo invitiamo tutti a venirci a trovare su www.iridiomusic.com.

Valentina, ora lascio a te le finali considerazioni.
Beh, innanzitutto grazie di cuore per il vostro supporto e per la bella intervista. Grazie anche a tutti i lettori per aver voluto approfondire la nostra conoscenza. Vi aspettiamo sul nostro sito.
Un caloroso saluto!
Valentina e Franz

Links:

Iridio – sito ufficiale

Dragonheart Records

Audioglobe

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