Aa.Vv.: Writ in Water

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Ver Sacrum Annunciata da lungo tempo, nasce finalmente l’etichetta PREcordings, associata all’interessante progetto del Post Romantic Empire. Poiché, come si dice, “Chi ben comincia è già a metà dell’opera”, si è pensato di esordire con un duo che, negli ultimi tempi, ha dimostrato di essere in una forma smagliante, producendo lavori di notevole interesse: Tony Wakeford e Matt Howden. I due musicisti si presentano qui sotto differenti nomi: un brano a nome Sol Invictus, uno di Sieben mentre i due centrali sono attribuiti al loro progetto congiunto HaWthorn, quattro brani fino ad oggi inediti. Se l’intenzione dell’etichetta era quella di non sbagliare assolutamente la prima uscita, bene, indubbiamente l’impresa è riuscita alla perfezione: la definizione “neofolk” per questo lavoro sarebbe più che mai offensiva, trattandosi di un lavoro di inestimabile grazia e romanticismo. I quattro brani sono bellissimi; “Light me the candle” credo sia la miglior canzone prodotta da Sol Invictus da parecchio tempo a questa parte, splendida e incredibilmente romantica con i suoi arpeggi di chitarra disturbati dai giochi elettronici sullo sfondo. In “Degenerate Leander” si nota immediatamente la presenza di Howden con le sue complesse stratificazioni di violino: il brano non mi suona nuovo, con buona probabilità l’ho ascoltato durante una delle esibizioni alle serate del Post Romantic Empire. La voce di Tony Wakeford torna in “When the Lamp Is Shattered”, ad interpretare una lirica di Shelley: il risultato è molto diverso dalla canzone precedente: più industriale ma altrettanto bella ed evocativa, il violino pieno di effetti che evoca lontani echi, rumori sullo sfondo: sembra quasi di essere tornati ai tempi di Sol Veritas Lux. Chiude “Missolonghi Sky” di Sieben, in cui torna il violino alla maniera di Howden, sfruttato in tutte le sue possibilità, anche quelle percussive, campionato e mandato in loop a fare da base alle romantiche divagazioni virtuosistiche dello strumentista inglese. A parte la dedica ai tre grandi poeti della seconda generazione del romanticismo inglese (Keats, Shelley e Byron) credo che rimanga poco da aggiungere: si tratta di un’opera di eccellente qualità sotto tutti gli aspetti, che conferma lo stato di grazia dei due musicisti e ci spinge ad augurarci un luminoso futuro per la nuova etichetta italiana; l’unico dispiacere è legato alla durata, di soli ventidue minuti: personalmente ascolterei musica di questo livello per ore. Da non perdere assolutamente.

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