Lifend: Innerscars

0
Condividi:

Ver Sacrum I lombardi Lifend, hanno le loro radici stilistiche nel death metal melodico con venature goticheggianti (penso, fra gli altri, ai primi Dark Tranquillity) fortemente colorato da un’attitudine decisamente art/avantgard-rock, che si concretizza nell’utilizzo di strumenti insoliti per il genere (il sax) o classici (il violoncello, il pianoforte), o di inserti e loop noise ed elettronici, e nell’esecuzione di arrangiamenti estremamente vari ed articolati. La title track è il pezzo che forse svela più apertamente la primigenia matrice death, con il cantato che alterna l’inglese all’italiano. “Absence” è invece un brano molto sperimentale, che con un collante metal mette insieme frammenti fra i più vari (il violoncello, la chitarra arpeggiata, il suddetto sax e complessi arrangiamenti vocali che vedono l’alternanza della voce growling maschile con il cantato femminile). Suoni elettronici introducono invece “Blood-Red-Pain” che poi si rivela un pezzo dall’anima black metal, anche se con i consueti inserti sperimentali (anche qui il sax e la chitarra folk) e ancora una volta con la doppia linea vocale. In “Shatterimg Assurance” la struttura death/black viene rotta da aperture e rallentamenti segnati dalle tastiere e da momenti quasi progressive. Invece arpeggi chitarristici acustici molto elaborati e suoni soffusamente jazz caratterizzano (a dispetto del titolo…?) il break di “In Darkness I Bleed”. Con “Open Wound” si ritorna a dure ritmiche death, raddolcite e spezzate dalla sovrapposizione del cantato femminile e dall’inserzione di sonorità sperimentali (note di piano, suoni sintetici, chitarra acustica). “Memorie” è invece un brano particolarissimo in cui la struttura black (in alcuni momenti quasi grind), si scioglie i ritmiche ostiche, spiraliformi, quasi dissonanti, ed in sprazzi jazzati). “Spiral Dance” torna ad essere composizione più vicina a sonorità death/doom, stile primi Theatre of Tragedy, per intenderci. Insomma, avrete capito che Innescars è un cd difficile sia da recensire che da ascoltare: piacerà molto agli amanti degli sperimentali (e freddi) territori di confine della nuova scena metal oscura, ma potrebbe risultare indigesto per chi cerca l’immediatezza ed il coinvolgimento rock.

TagsLifend
Condividi:

Lascia un commento

*