Tristania: Ashes

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Ver Sacrum “Ashes” segna per i norvegesi Tristania un ulteriore passo in avanti in una carriera che ha riservato loro più d’una soddisfazione. Il quarto capitolo della loro discografia, al debut omonimo (era un mini) del 1997 hanno fatto seguito “Widow’s weed” (’98), “Beyond the veil” l’anno successivo e “World of glass” nel 2001, risulta ancora più complesso e maturo dei precedenti, andando a miscelare sapientemente goth, black, death, musica classica e fughe sinfoniche. Il tutto grazie ad un uso sempre più massiccio di partiture magniloquenti, oltre a beneficiare della presenza di ben tre vocalist. Non a caso, i due mainmen del combo, il chitarrista Anders Hoeyvik ed il tastierista Einar Moen fanno grande affidamento su “Ashes”, che a loro dire dovrebbe spalancare definitivamente ai Tristania le porte del successo. Tanto che il gruppo si è imbarcato in un tour promozionale, di supporto ai colleghi Therion, ben due mesi prima dell’uscita ufficiale del CD! Grandi aspettative che trovano riscontro in pezzi di grande effetto, quali gli iniziali “Libre” ed “Equilibrium”, mentre in “The wretched” la perfetta interazione tra le tre voci determina una sensazione di grande pathos; un’atmosfera plumbea aggravata da uno strumentismo efficacissimo, che sfocia in una parte centrale gothicissima tormentata da chitarre sferraglianti. Una specie di summa del pensiero compositivo dei Tristania, ecco quello che “The wretched” rappresenta. “Cure” è un’operistica slow-track che precede le buone “Circus” e “Shadowman”, mentre il gran finale è appannaggio della sinfonica “Endogenesis”, con delle drammatiche tastiere a dipingere una ispecie di agghiacciante vuoto cosmico. Ottimo l’utilizzo effettato delle vocals della brava Vibeke Stene. Un episodio dal marcato flavour psichedelico che non avrebbe sfigurato sul capolavoro assoluto dei Tiamat, “Wildhoney”. Disco convincente, “Ashes” premia gli sforzi dei suoi creatori, e fin dal primo ascolto risulta riuscito e soddisfacente.

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