Diary of Dreams

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Diary of Dreams

Diary of Dreams (© www.diaryofdreams.de)

Anche questa volta, apriamo una recensione di un concerto soffermandoci sulla squallida situazione in cui riversa la cosiddetta “scena dark italiana”. Una “scena” che nella sostanza non esiste, quando concerti di gruppi ottimi come quello di stasera (o altri in genere) vengono recepiti da poco meno di 100 persone (questa la misera audience che ha testimoniato i concerti romani e milanesi della band di Adrian Hates), beh, chiaramente qualcosa non va. Dobbiamo ancora una volta giungere alla conclusione che il 70% circa della gente che affolla le discoteche “dark” non ha alcuna cultura musicale, non è minimamente attratta dai concerti e spesso non sa nemmeno cosa sta ballando; mi piacerebbe sapere dove si trovavano tutti i ragazzini che regolarmente riempiono la pista quando sentono le prime note di “Butterfly: dance!”.

A costo di passare per la solita Cassandra, sono ancora una volta estremamente pessimista sul futuro prossimo dei concerti in Italia: mi chiedo per quanto a lungo i promoters e i gestori dei locali avranno voglia di perdere dei soldi. Se a breve il numero dei concerti sul suolo italico dovesse diminuire drasticamente, spero che chi ora li diserta regolarmente, abbia almeno la decenza di stare zitto.

Venendo (finalmente) al concerto, anticipo subito le conclusioni dicendo che si è trattato di un ottimo spettacolo che ha dimostrato ancora una volta la classe di Adrian e compagni, che si sono impegnati allo spasimo nonostante il pubblico ridotto (i professionisti seri fanno così, danno il massimo a prescindere da quanta gente hanno davanti), regalandoci un’ora e mezza di grande musica e grandi emozioni.

Adrian era accompagnato da tre elementi (il chitarrista con cresta che figura anche sulle foto del booklet di Nigredo, Torben Wendt dei Diorama alle tastiere e un batterista alquanto bruttino ma assai “sul pezzo”) che l’hanno egregiamente accompagnato nell’esecuzione di una quindicina di brani tratti dall’ormai vasto repertorio della band tedesca.

Apertura con la nuovissima “Menschfeind”, tratta dall’omonimo mcd, a cui hanno fatto seguito “The Curse”, “Chemicals”, “Giftraum”, “Butterfly: dance!”, “O’ brother sleep” e tante altre, andando anche a ripescare brani piuttosto datati come “But the wind was stronger” ed “Exile” (quest’ultima eseguita nei bis assieme alla applauditissima “Panik”), tratte da Bird without wings.

Adrian Hates (accolto da un’ovazione del pubblico femminile quando si è sciolto i capelli), ha ribadito le sue doti di leader carismatico, dotato di un magnetismo non comune, quanto di grande sensibilità artistica che sprigiona costantemente dai testi delle sue canzoni.

Non posso che augurarmi che il “diario dei sogni” ci riserbi molte altre pagine nel futuro…… tanto peggio per chi non vorrà leggerle.

Links:

Diary of Dreams – sito ufficiale

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