Witchcraft: Witchcraft

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Un salutare tuffo nel passato, ecco quanto propostoci dai giuovini scandinavi Witchcraft, innamorati senza dubbio dei seventies! Un occulto mix di Jethro Tull, Black Sabbath ed arcano folk (bellissimo a tal proposito il pezzo “Schyssta loegner”) custodiscono i solchi dell’argenteo dischetto, opportunamente valorizzato da una grafica quanto mai appropriata. Evidenti le loro intenzioni fin dalla principiante title-track, vero manifesto di un suono pieno e sofferente (sensazione acuita da un dolente violino) per quanto caldo. Molto ispirato si rivela il cantato del bravo Magnus Pelander su “No angel or demon”, mentre i miei favori vanno ad appannaggio dell’hard rock oscuro “I want to know”, dove i quattro fikkettoni si superano. “The snake” è fumigante dark, ed ancora atmosfere sabbathiane impregnano “You bury your head”, spezzata da una elegiaca porzione acustica. “Her sisters they were weak” è umbratile ballata folkeggiante sfociante in un minaccioso doom evocante blasfemi rituali orgiastici, per poi terminare sulle note di un inquietante carillon. Da rimarcare anche la squadrata “Lady Winter”, pezzo che farà spuntare una lacrimuccia sullo scavato volto dei nostalgici adoratori dei primi lavori marchiati dalla premiata ditta Iommi/Osbourne/Ward/Butler. Credetemi, se non avessi letto il 2004 ben chiaramente stampigliato sulla confezione, avrei pensato a qualche obscuro capolavoro di quell’auro evo dimenticato in qualche polveroso cassetto da un discografico distratto. Ma non per nulla “Witchcraft” è patrocinato dalla Rise Above di Sir Lee Dorrian, che diamine! Ho detto tutto!

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