Paul Roland: Strychnine... and othet potent poisons

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Ver Sacrum Il menestrello Paul Roland delizia il nostro desioso palato con questo sapidissimo piatto costituito da ben diciannove versioni di brani d’artisti vari, che il nostro anglosassone ha voluto così omaggiare. E se ai cultori degli anni ottanta non sfuggirà la presenza della bella “Arabian knights” che Siouxie ed i soi Banshees tanto ci fecero amare, non di poco conto sono le altre: spicca una personale interpretazione della classicissima “Venus in furs” di Lou Reed, ma elevatissimo valore artistico si può ascrivere alle riletture di “Guinevere” (Donovan Leitch) e “Lady Rachel” di Kevin Ayers, arrischiando comunque di recar torto alle altre, tutte da rilevare. “Iscariot” di Marc Bolan o “Mathilda Mother” firmata Syd Barrett non possono lasciare indifferenti: “Strychnine…” non è la solita raffazzonata collezione di cover che l’artista di turno, magari per far fronte a preoccupante carenza di idee (e si sa che il music-biz stritolatutto non ammette pause!) getta sul mercato, tanto per tener in caldo il proprio nome. Ci si trova al cospetto di un Artista sensibilissimo che ha voluto omaggiare con raro sentimento brani che hanno contribuito alla sua formazione, e che sono rimasti impressi nel suo nobile animo! Tanto è, che Roland non cela i suoi timori, affermando che il presente “was the one (album) that lost me the most sleep”. Più che una confessione spassionata! Altri titoli? “The perfumed garden of Gulliver Smith” e “Hot George” di Bolan, “Too much to dream” (Tucker Mantz) arricchita da una superlativa chitarra mooolto psych, “Gary Gilmour eyes” di TV Smith o la title-track (Gerald Rosalie)… Dimenticavo: “Strychine…” esce ovviamente per i tipi della Black Widow Records, avevate forse dei dubbi? Acquistare, nessuna scusa, ascoltare con cura e poi… interrogare i propri amici: farete un figurone!

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