Sol Invictus: The Devil’s Steed

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Ver Sacrum Per quanto mi riguarda Tony Wakeford è stato, nell’ambito del folk apocalittico, non solo uno dei fondatori ma anche uno dei pochi che sono riusciti ad evolversi in differenti direzioni e quasi sempre con risultati egregi. Negli ultimi anni è stato uno dei pochissimi (insieme a nomi come Current 93, Sieben e -perché no?- i nostrani Argine) a tenere alto il nome di un genere che, sembra ormai un luogo comune, non pare in grado di uscire da uno stallo divenuto ormai insostenibile. La compagnia di Matt Howden/Sieben sembrava aver portato nuova linfa al nostro che però, con questo nuovo lavoro, sembra volersi impossessare nuovamente del suo destino in maniera autonoma, seguendo strade e percorsi propri: e lo fa con classe ed esperienza, rivolgendo lo sguardo al proprio passato e tornando a forme e strutture più tipicamente folk rispetto alle recenti evoluzioni, che spesso si erano avvicinate molto a forme più classicheggianti in taluni casi, più sperimentali in talaltri. Il violino, pur sempre presente ma non gestito dalla particolarissima mano di Howden, perde la centralità che lo aveva caratterizzato nei lavori più recenti, lasciando il palcoscenico ad altri strumenti: in particolare la chitarra torna all’antica importanza ma appare più matura e meno standardizzata che in passato, anche nei momenti in cui è elettrificata; accanto ad essa la tromba, che caratterizza piacevolmente questo nuovo corso della musica di Sol Invictus; infine il pianoforte, con la sua profonda e piacevole malinconia. I brani più folk riportano molto indietro, ai tempi di The Killing Tide; d’altra parte anche le tendenze avanguardistiche e quasi noise non mancano: si presentano in alcuni brani quasi all’improvviso, sovrapponendosi ai semplici accordi di chitarra, e ci stupiscono pur non essendo così spinte come ai tempi di Lex Talionis. La presenza di qualche traditional non fa che sottolineare un ritorno alla matrice folk del musicista inglese, che sembra aver trovato nuova linfa nel suo stesso passato e, reinterpretando se stesso con più esperienza e maturità, riesce ad estrarre dal cilindro un gran bel lavoro, il cui ascolto è sicuramente consigliato agli amanti di queste sonorità.

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