Nine Inch Nails: With Teeth

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Ver Sacrum Stavolta Trent Reznor ha fatto attendere i suoi fan per oltre 5 anni ma è il caso di dire che è valso davvero la pena aspettare così tanto. Correva la fine del 1999 infatti quando The Fragile, mastodontica opera doppia dei Nine Inch Nails, debuttò direttamente alla prima posizione delle charts americane: in questi anni sono usciti un album di remix, un CD dal vivo, con relativo doppio DVD, un album di (ottime) outtakes e alternate versions e addirittura la reissue di The Downward Spiral di cui abbiamo appena parlato. Certo, c’è stato di che far contenti i fan dei NIN ma ovviamente avere tra le mani il “vero” nuovo CD del gruppo è tutta un’altra cosa. Ad un primo rapido ascolto si ha l’impressione che With Teeth sia in qualche modo un’opera più facile rispetto agli altri CD dei NIN: le canzoni sono infatti molto a fuoco e ben strutturate, con una speciale attenzione alle parti melodiche, non compare alcun brano strumentale e il tutto è reso con suoni precisi e puntuali, scelti da Reznor con la solita cura maniacale. Ovviamente quando scrivo “facile” ho in mente i lettori di Ver Sacrum, non certo il pubblico di MTV, per buona parte del quale quest’opera risulterà indigesta. Infatti non è che in With Teeth manchino pezzi ostici e abrasivi, ma la costruzione delle canzoni è in qualche modo più tradizionale, più rock rispetto agli episodi del passato. Questo comunque non va affatto visto come un difetto visto che – cosa essenziale – la qualità dei 14 pezzi qui presenti è davvero elevatissima. L’album si apre con “All the love in the world”, un brano davvero atipico, che comincia in modo molto morbido con un sottofondo di drum machine e piano per poi trasformarsi in un pezzo di puro rock con una bella melodia di pianoforte in evidenza. Con le successive “You know what you are” e “The collector” si ritrovano le sonorità dure e nervose già esplorate da Reznor in The Fragile mentre “The hands that feeds” non poteva essere miglior scelta come primo singolo estratto dal CD: si tratta di una canzone davvero bella, molto semplice ma assolutamente irresistibile, abbastanza “strana” per intrigare il pubblico alternativo ma sufficientemente accattivante per piacere ad un audience rock. “Love is not enough” riporta l’ascolto su terreni più ostici: si tratta di un brano abbastanza lento e notturno con un basso distorto in evidenza, che viene attraversato a momenti da chitarre affilate come rasoi. “Every day is exactly the same” è un altro singolo potenziale con il suo andamento morbido e malinconico, sorretto da una bella linea di tastiera e con quel ritornello fatto apposta per rimanere in testa dal primo ascolto. Le sensazioni tranquillizzanti e rilassanti del brano vengono subito accantonate quando parte la title-track, non veloce né particolarmente violenta ma ossessiva e corrosiva, con la voce di Reznor ad aggredire l’ascoltatore con rabbia. Dopo questo intermezzo duro l’attacco in puro stile “eighties” di “Only” non può che sorprendere! Si tratta di un brano molto accattivante in cui le sonorità industrial-rock sono ben bilanciate da quelle new-wave. Si potrebbe quasi dire che “Only” è per With Teeth ciò che “Closer” era per The Downward Spiral, sebbene “Closer” io l’abbia sempre detestata mentre “Only” mi piace davvero molto. Segue “Getting smaller” un altro brano rock molto veloce, carino ma niente di speciale. Con “Sunspots” tornano le sonorità eighties, soprattutto nel ruffianissimo ritornello mentre il CD si avvia alla conclusione con una manciata di pezzi davvero stupendi: si comincia con “The line begins to blur”, il brano più propriamente industrial dell’album, ostico, notturno e rumoroso, che si ammorbidisce con un ritornello malinconico di straordinaria dolcezza e bellezza. “Beside you in time” è un altro brano dall’inizio morbido, impreziosito da un’originalissima costruzione il cui punto di forza è un ossessivo, intermittente suono di chitarra. Ma è con “Right where it belongs” che l’album raggiunge il suo apice: una ballata malinconica dal testo bellissimo costruita su una semplice ma efficacissima linea di piano che si appoggia ad un minimale tappeto di tastiere. Se vi eravate commossi con “Hurt” questa canzone non potrà lasciarvi indifferenti. “Home” chiude l’edizione europea del CD, ancora un brano malinconico e morbido, davvero troppo bello per essere relegato nel cassetto. Cosa dire in conclusione? Intanto è evidente che i NIN sono un gruppo che unicamente riesce ad unire sonorità mainstream a istanze underground e alternative. Sebbene With Teeth verta più sul rock che sull’industrial puro si tratta a mio avviso di un’opera eccellente, impreziosita com’è da sonorità particolarissime e originali e da arrangiamenti di squisita fattura. Da segnalare poi la presenza di Dave Grohl, ex-Nirvana e ora leader dei Foo Fighters, che ha suonato la batteria in molti brani del CD, mentre nella band che accompagna Reznor nella nuova tournée compaiono alla batteria Jerome Dillon, già presente nel tour di The Fragile e niente meno che Jeordie White, alias Twiggy Ramirez, ex-Marilyn Manson e ora con gli A Perfect Circle. Forse non è il capolavoro dei Nine Inch Nails ma senz’altro With Teeth è una grande prova di maturità artistica, di talento fuori dal comune e di professionalità. Già da ora questo è per me l’album dell’anno: poteva essere altrimenti?

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