Cold Meat Industry Invasion

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Bocksholm

Bocksholm live in Lituania, 2004 © http://raisondetre.coldmeat.se

Un mini-festival con i gruppi della celebre etichetta svedese non si era mai visto qua in Italia, e difatti l’evento ha richiamato al Totem Club di Vicenza un pubblico molto numeroso proveniente da varie regioni e addirittura anche dall’estero. Qualche mese fa avevo avuto l’opportunità di assistere a un concerto che si svolse nello stesso locale ed ero rimasta particolarmente colpita dalla pulizia e dalla potenza dei suoni che contraddistinsero l’esibizione dei due acts presenti (vale a dire i Suicide Commando e i Monolith), per cui non potevo che augurarmi che anche in questo caso tutto potesse andare per il meglio da tal punto di vista. In effetti definirei la situazione che si è venuta a creare come molto soddisfacente, nel senso che è stato possibile godersi appieno l’inusitato e incredibile “casino” fatto dalle quattro band scandinave!! La serata però rimarrà di quelle da ricordare per un bel po’ anche per altri motivi, che vedremo nel corso di questa recensione…

Poco prima delle 23.00 è iniziato il primo concerto, che ha visto come protagonisti i Bocksholm. Per chi non li conoscesse dirò che si tratta di uno dei tanti side-projects di Peter Andersson dei Raison D’Être, in questo caso coadiuvato da Lina Baby Doll (alias Deutsch Nepal). Il sound che propongono è un dark industrial incisivo e potente, che non dice nulla di nuovo ma che comunque si è fatto molto apprezzare in sede live. Non si può dire che i due abbiano offerto uno spettacolo tanto “movimentato”, visto che se ne sono stati tutto il tempo fermi davanti a un tavolo a manipolare e distorcere suoni, ma almeno il pubblico si è potuto distrarre guardando il filmato in bianco e nero che veniva proiettato alle loro spalle, tra l’altro piuttosto in tema con le sonorità del gruppo (ricordo infatti che, almeno inizialmente, si vedevano immagini di vecchie fabbriche in disuso…). La performance non è durata granché (credo non più di venticinque minuti), ma direi che comunque ha rappresentato un inizio positivo per la serata…

Giusto il tempo di fare un giretto tra le bancarelle presenti nel locale (tra le quali spiccava quella del magazine :Ritual:) e anche il secondo show è iniziato. Devo premettere che in passato avevo assistito ad altre due esibizioni di Deutsch Nepal, ma questa è stata di gran lunga la migliore delle tre. La penultima, risalente a pochi mesi fa, fu molto diversa da ciò che si è potuto vedere (o meglio sentire) al Totem, visto che il musicista svedese propose una selezione dei suoi brani più “soft” e rilassanti (se si può usare questo termine parlando di un project del genere!!). In quel caso fu anche proiettato un video/documentario sugli animali che non poteva essere più lontano dalle immagini tetre e oscure viste a Vicenza, che raffiguravano corpi sdoppiati e deformi. Stavolta il “buon” Lina non ci ha proprio risparmiato nulla, sparandoci contro una raffica di pezzi pesantissimi e alienanti come pochi. Tra l’altro deve aver pensato che la sua musica non fosse già abbastanza disturbante di per sé, difatti ha visto bene di urlare come un ossesso nel microfono per tutto il tempo, ovviamente per la gioia di chi era venuto al festival con il preciso intento di farsi torturare l’apparato uditivo!!! Gran concerto comunque, molto lungo (ci sono stati pure i bis!) e intenso, che insieme a quello di Brighter Death Now ha costituito uno dei momenti migliori dell’intera serata.

Raison d'Être

Peter Andersson/Raison d'Être, 2004 © http://raisondetre.coldmeat.se

A seguire è tornato sul palco Peter Andersson, stavolta nei panni di Raison D’Être. Anche in questo caso posso fare un confronto con un’esibizione dello stesso artista vista in passato, e più precisamente un paio d’anni fa al Siddharta di Prato. In quell’occasione non ero rimasta particolarmente colpita dalla sua performance, ma chi ha frequentato l’ormai “defunto” locale toscano sa bene che non era certo uno dei migliori dal punto di vista della qualità sonora. Stavolta è andata decisamente meglio, ma resta il fatto che dopo un po’ la musica di Mr Andersson può risultare lievemente noiosa (più che altro perché appare un po’ tutta uguale a se stessa…) e che lo stesso musicista non è certo uno che sa creare un’atmosfera particolare durante i suoi live-shows (anche perché è sempre impegnatissimo a scolarsi una bottiglia di birra dietro l’altra!). Nell’insieme direi che si è trattato del concerto meno sopra le righe del festival, ma la cosa non mi ha deluso più di tanto visto che è più o meno quello che mi aspettavo…

Cosa invece non è andata affatto secondo le previsioni è stata la performance di Brighter Death Now, vale a dire di Mr Roger Karmanik (il boss della Cold Meat Industry). E’ risaputo che i suoi concerti sono un vero e proprio “delirio”, ma un conto è leggerlo su una rivista o sentirlo dire, e un altro è ritrovarcisi nel mezzo! A differenza dei casi precedenti il palco è stato addobbato con una sorta di “tendina” formata da vari fili ai quali erano appesi dei fogli formato A4 (con su scritte parole come “love”, “hate”, “virgin”, “hunger” ecc.). Con Karmanik si è esibito l’onnipresente Lina Baby Doll (che in pratica ha partecipato a tutti i concerti tranne uno!!), stavolta al basso e in una veste un po’ insolita (lo sto dicendo in senso letterale visto che a un certo punto si è allontanato dal palco per poi ritornarvi con indosso una parrucca con trecce bionde e un ridicolo vestitino!!). In realtà quella che ho appena descritto è stata solo una delle varie situazioni demenziali che si sono venute a creare, difatti il mastermind di questo insanissimo progetto musicale è un personaggio davvero assurdo ma anche molto autoironico e divertente, che ha saputo coinvolgere il pubblico in una serie di giochi e situazioni molto particolari.

Ma andiamo con ordine: lo show è iniziato nel migliore dei modi, con un muro di suono (cioè, di rumore) che attanagliava lo spettatore e in un certo senso lo “paralizzava” (per darvi l’idea di quello che è successo dirò che il pavimento stesso vibrava e che le onde sonore erano talmente potenti da provocare una stranissima sensazione, quasi come di soffocamento!!). Il cantante ha iniziato molto presto a dar segni di un certo squilibrio, difatti ha cominciato quasi subito a cercare un contatto con la gente delle prime file, che via via si è fatto sempre più costante e ravvicinato. Non gli è bastato l’aver lanciato una ventina di palloncini colorati sul pubblico (chi mai avrebbe immaginato di vedere una cosa del genere a un concerto industrial-noise?), difatti subito dopo ha iniziato a fare scherzetti agli spettatori più vicini, per esempio togliendo il cappello a uno di loro e gettandolo via oppure cantando in faccia a un altro (e quando dico in faccia voglio dire naso contro naso!). In seguito si è divertito a togliere all’improvviso le macchine fotografiche di mano a diversa gente (a un certo punto si è preso pure un cavalletto!) e a “strusciarsi” sulla testa di un povero malcapitato (!!), ma soprattutto ha fatto diversi giretti sotto al palco avventandosi contro parecchie persone e gettandosi persino in terra. Ovviamente ha fatto tutto ciò continuando imperterrito a cantare, dando così vita a un’esibizione che potrebbe essere definita in molti modi ma di certo non con il termine “normale”!! Molto spesso vedere dal vivo band che propongono questo tipo di musica (o cose affini) può essere abbastanza deludente a causa dell’assoluta “staticità” delle performance, invece in questo caso non si è solo assistito a un vero e proprio spettacolo, ma quest’ultimo è andato ben oltre le previsioni presentando situazioni al limite del grottesco. Diciamo pure che parteciparvi è stato un po’ come trovarsi ospiti di un manicomio, e che l’effetto è stato davvero straniante… Insomma, non mi rimane che aggiungere che la prima “calata” italiana di Brighter Death Now ha decisamente lasciato il segno e che, almeno per quanto mi riguarda, si è rivelata come uno degli eventi più bizzarri ai quali mi sia capitato di partecipare negli ultimi anni.

Terminate tutte le esibizioni la serata è proseguita con la consueta discoteca, ma devo dire che il Totem Club non è un luogo particolarmente adatto a questo tipo di cose, soprattutto per come è strutturato al suo interno (si tratta infatti di un unico stanzone dove manca del tutto l'”atmosfera” e dove le luci sono sempre troppo alte!). Al contrario direi che è il posto perfetto per ospitare concerti anche di una certa rilevanza, per cui mi auguro che prossimamente ci saranno molte altre occasioni per doverci ritornare!

Links:

Cold Meat Industry

Brighter Death Now

Raison D’Être

Deutsch Nepal

Deutsch Nepal

Deutsch Nepal live in Lituania © http://user.tninet.se/%7ebsb015v/

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