Techix: Monosymphonic

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Ver Sacrum Ci arriva come gradita sorpresa il promo di Techix, progetto che fa a capo al musicista americano Justin Jones. Monosymphonic è il suo CD d’esordio, un lavoro di indubbia qualità che rappresenta una summa di influenze classiche, approccio avantgarde alle melodie e alle costruzioni sonore, folk oscuro e un pizzico di elettronica sperimentale. Si tratta davvero di un polpettone assai ricco di influenze e sonorità ma tutt’altro che indigesto. Quello che colpisce innanzitutto della musica di Techix è la sua estrema eleganza, senz’altro mediata dalla formazione classica di Jones: a questo si unisce un forte carattere emozionale dei dodici pezzi qui presenti, cosa assai gradita visto che talvolta la musica d’ispirazione avantgarde cade in un cerebralismo sterile e freddo. Sarà senz’altro dovuto al suono del violino, lo strumento “struggente” per eccellenza, ma la musica di Monosymphonic è tutt’altro che fredda. Molto interessante è il lavoro di costruzione dei brani, tutti strumentali, in cui ad un sottofondo ottenuto con soluzioni diverse (chitarra acustica, drum-machine, tastiere, cori sintetizzati, …) si posano le note del violino, spesso modificate con echi e filtri e talvolta catturate in loop al contrario. Pur all’interno di uno stesso schema i brani mostrano delle soluzioni sonore abbastanza variegate: in “Bhodi’s last breath”, il brano più emozionante del CD, la chitarra acustica si intreccia alla perfezione al violino elettrico e distorto; in “Un dia mas” si uniscono magistralmente due linee di violino, una suonata normalmente e l’altra fatta girare al contrario; “Drumtah” si fa poi notare con i suoi richiami alla musica mediorientale mentre la solenne “Silver flame” non può non ricordare certe cose di Sieben, Non a caso, visto lo strumento “principe” del CD, il paragone alla musica di quest’ultimo è quello che nasce inevitabilmente nell’ascoltare Monosymphonic, sebbene la somiglianza a guardar bene è abbastanza superficiale, visto il carattere più sperimentale e meno orientato alla costruzione di “vere canzoni” della musica di Techix. Essendo un lavoro d’esordio non mancano alcune incertezze, su tutte “Snowfish” con la sua inutile base elettronica o “Overdamped”, un pezzo che davvero meriterebbe un nuovo arrangiamento e in cui figura una brutta ritmica sintetica. Pur nelle sue ingenuità Monosymphonic è un lavoro valido e interessante, da consigliare sia agli appassionati delle espressioni più sperimentali del cosiddetto “neofolk” che agli amanti della musica eterea di gusto avantgarde.

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