Bloc Party: Silent Alarm

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Ver Sacrum I Bloc Party sono ragazzi fortunati, ma nessuno può negare che abbiano pure un bel po’ di talento. I quattro provengono da Londra e sono molto giovani, ma credo che l’età in sé e per sé non conti più di tanto quando la gente ha la capacità di scrivere belle canzoni in maniera spontanea e naturale (come se fosse la cosa più facile di questo mondo), perché tale abilità non la si acquisisce certo con anni e anni di esperienza… È anche vero che Kele Okereke e compagni sono stati lanciati da una band importante come i Franz Ferdinand e che hanno il sostegno della stampa inglese, ma il loro valore prescinde da tutto questo e sarebbe stato riconosciuto comunque (anche se, magari, un po’ più alla lunga distanza!). In poche parole Silent alarm è uno di quei dischi freschi e piacevoli, che ti convincono fin dalla prima volta che li senti e che ad ogni successivo ascolto ti fanno pensare “Cavolo, ma quanto sono bravi questi qua??”. Il bello dei BP è che sono particolarmente abili nel miscelare vari stili musicali: il loro sound è un mix tra rock, new wave e post punk, ma i diversi elementi sono così ben bilanciati che non vengono mai in mente paragoni troppo immediati, e questo conferma che il gruppo ha già raggiunto una notevole maturità artistica. Tra le formazioni preferite del quartetto ci sono i Cure, gli Smiths, i Pixies e i New Order (penso comunque di poter affermare che in questa lista entrano di diritto pure gli U2…), ma proprio in considerazione del discorso fatto in precedenza bisogna sottolineare che nessuno dei pezzi del disco sembra una copia di un brano di Robert Smith, o di Morrissey/Marr. In generale le tredici tracce incluse sono molto dinamiche e immediate (basti pensare a hits come “Banquet”, “Helicopter” e “Pioneers”, o ad episodi altrettanto convincenti come “She’s hearing voices”, “Positive tension”, “Luno” e “Like eating glass”), ad ogni modo la loro bellezza non ha a che vedere solo con la scarica di adrenalina che riescono a trasmettere, ma anche con la componente emozionale che le caratterizza e che le rende così incisive e intriganti. Si tratta insomma di un esordio discografico brillante, che incontrerà i favori di chi segue la scena alternative rock ma che appassionerà perfino molti “nostalgici”, perché nelle canzoni proposte i riferimenti al caro vecchio british sound degli anni ottanta sono davvero numerosissimi…

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