Ikon: Destroying the world to save it

0
Condividi:

Ver Sacrum Destroying the world to save it è il primo “vero” album che gli Ikon hanno realizzato dal 2001 ad oggi, difatti in questo lungo periodo sono usciti solo un best of e alcuni singoli ed ep (vedi ad esempio il recente Psychic vampire). Le attese createsi attorno a questa release erano perciò notevoli, ma devo dire che essa non le delude affatto, e anzi il suo valore conferma lo status di cult band che gli australiani hanno raggiunto in quasi quindici anni di carriera. In realtà il fatto che un gruppo sia considerato “di culto” ha un significato ambivalente, nel senso che essere così tanto stimato da una ristretta cerchia di persone può essere ritenuto positivo da certi punti di vista (e chi ascolta il gothic sa certamente cosa intendo…), ma allo stesso tempo significa che, per vari motivi, tale gruppo non ha la possibilità di farsi conoscere da tipologie di ascoltatori che nulla sanno dell’ambito musicale di cui esso fa parte. Insomma, gli Ikon sono e probabilmente rimarranno sempre una band per pochi, eppure il loro sound potrebbe essere apprezzato anche oltre i ristretti confini della scena darkwave, perché pur essendo molto oscuro è caratterizzato dal dinamismo e dall’energia tipici del rock. Basterebbe una produzione più cristallina, e soprattutto il supporto di una label “forte”, per far sì che ciò accadesse, infatti Destroying… è un disco che ha tutte le carte in regola per piacere: i pezzi che contiene sono ben costruiti e colpiscono nel segno fin dal primo ascolto, ma soprattutto danno l’impressione di costituire un insieme uniforme pur non essendo l’uno la copia dell’altro. Nella fattispecie si va dalle atmosfere plumbee di “Father of lies”, “Rome”, “Heresy”, “Never forgive! Never forget!” e “My crucible” al gothic con venature electro di “Path of the unknown” e “Psychic vampire”, passando per le suggestioni neofolk di “God has fallen from the sky”, per il pop decadente di “Ashes of blue” (brano nel quale compare Louisa John-Kroll alla voce) e per la etno-music di “Slaughter”. Da notare che l’ultima traccia, dal titolo “The black goat of Judas”, ha la particolarità di essere una sorta di “riassunto” di quanto ascoltato in precedenza, nel senso che propone un mix di tutti i generi ai quali gli Ikon hanno fatto riferimento per comporre l’album. Insomma, si tratta di un ritorno in grande stile per Chris McCarter e compagni, per cui non mi rimane che consigliarvi l’ascolto di quest’ultima fatica e aggiungere che i loro super-fans dovrebbero cercare di accaparrarsi una delle prime mille copie in uscita, visto che sono in edizione digipack e che contengono anche un bonus cd con remix e brani live!

TagsIkon
Condividi:

Lascia un commento

*