Vitalic: Ok cowboy

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Ver Sacrum Quando si parla di musica elettronica francese è impossibile non pensare a gente come Daft Punk ed Air, ormai conosciutissimi al grande pubblico e apprezzati pure dall’ascoltatore rock medio, ma è indubbio che anche a livello un po’ più “underground” esistano parecchie realtà interessanti… Una di queste è senz’altro rappresentata da Vitalic, ossia Pascal Arbez-Nicolas, che con Ok cowboy ha finalmente raggiunto il traguardo della pubblicazione del primo full-lenght, ma che in passato si era già fatto conoscere grazie ad una serie di Ep di successo (nei quali sono contenuti brani riproposti pure in questo album). In apertura troviamo il divertente “Polkamatic”, che sembra la sigla di qualche programma televisivo degli anni ottanta, mentre con il successivo “Poney part 1” le cose cominciano a farsi serie, visto che propone una techno-trance molto oscura, per nulla scontata ed estremamente intrigante. Subito dopo arriva “My friend Dario”, un pezzo (del quale esiste anche un video che è stato spesso passato sui canali musicali nazionali) che piacerà agli appassionati di electroclash, mentre la quarta traccia (dal titolo “Wooo”) è contraddistinta da un sound minimale e piuttosto “catchy”, che rimanda all’elettronica settantiana. Con “La rock 01” si torna a cose un po’ più moderne e techno-oriented (tra l’altro questa è una delle song migliori del disco…), mentre la dolce e suadente “The past” fa subito venire in mente gli Air, non solo per ciò che riguarda la musica che la caratterizza, ma anche (e soprattutto) per l’impiego del vocoder. A seguire troviamo “No fun”, altro ottimo esempio di electroclash “da classifica” (non ho dubbi sul fatto che questa canzone funzionerà molto bene in discoteca), e “Poney part 2” (in una versione abbastanza diversa da quella proposta all’inizio del disco). Le ultime cinque tracce, così come quelle che le precedono, sono differenti l’una dall’altra e confermano il fatto che Ok cowboy è tutto tranne che un lavoro uniforme e omogeneo. In generale si potrebbe dire che i pezzi che include sono suddivisibili in due categorie, quelli più adatti al dancefloor e quelli che, invece, sono perfetti per l’ascolto e si rifanno all’elettronica “mainstream” di due o tre decadi fa. È fuori discussione, comunque, che Vitalic/Pascal sia piuttosto in gamba come manipolatore di suoni, e che sappia benissimo come creare brani di grande immediatezza, per cui credo che il suo cd incontrerà i favori di molti ascoltatori, e non mi riferisco soltanto ai palati più esigenti…

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