Apoptygma Berzerk: You and Me Against the World

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Ver Sacrum Davvero senza parole mi ha lasciato l’ascolto di questo nuovo album di Apoptygma Berzerk. Premetto infatti che ho amato da morire molti dei suoi lavori e 7 compare in posizione alta nella mia classifica personale degli album preferiti. Avevo letto della svolta “rock” che Stephan Groth aveva imposto al suo progetto, svolta d’altra parte anticipata con la ripresa di “Unicorn” nel mini-CD omonimo. Certo che questo You and me… mi ha davvero spiazzato. Il suo difetto principale è l’essere totalmente “innocuo”: non si può dire nemmeno che sia un lavoro completamente brutto perché non mancano episodi tutto sommato validi. Il problema è che il CD è sfacciatamente pop, leggero e inutile, con un suono facile facile, assolutamente radiofonico e sinceramente molto scontato. Insomma la carica innovativa di “Love never dies”, “Starsign”, “Burning Heretic”, “Paranoia” o “Non-stop violence” sembra essersi totalmente persa, in favore di quest’accozzaglia di rock alternativo (lo spettro dei Placebo aleggia in più di un brano), elettronica e industrial-superannacquato. Come dicevo alcune canzoni non sono nemmeno brutte: il singolo “In this together” è sì un po’ burino ma è anche molto accattivante; “Tuning in to the frequency of your soul” suona come un’improbabile, ma riuscita, collaborazione tra Brian Molko e Trent Reznor. Veramente carina è poi la cover di “Cambodia”, un’anticaglia dagli anni ’80 della fascinosissima – all’epoca – Kim Wilde. A parte questi episodi decisamente riusciti nel CD ci sono dei brani indiscutibilmente brutti (“Back on track”, “Lost in translation”, “You keep me from breaking apart”, “Into the unknown”): il resto si appiattisce su un livello medio-basso che non disturba in un ascolto distratto, ma che personalmente mi fa venire voglia di bruciare tutte le magliette di Apoptygma della mia collezione. Un album inutile, che è anche peggio di dire brutto, assolutamente da dimenticare, così come da dimenticare è ormai il suo autore.

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