Falling You: Touch

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Ver Sacrum Il nome dei Falling You non mi è del tutto nuovo: mi era infatti capitato, in passato, di scaricare diversi loro brani da qualche sito ufficiale su web; devo dire, però, che non avevo dedicato loro sufficiente attenzione in quanto mi sono reso conto, grazie a questo CD, che si tratta di un gruppo estremamente interessante. Di fatto è il progetto di un musicista elettronico che risponde al nome di John Michael Zorko, che si avvale però della splendida collaborazione di alcune cantanti dotate di ottime capacità e, spesso, di una certa fama: Dru Allen (This Ascension, Mirabilis), Aimee Page (fondatrice di un gruppo a me ignoto, chiamato “Vishnu’s Secret”), Jennifer McPeak (anche lei non mi era nota in precedenza), Sara Ayers (musicista attiva da oltre vent’anni), Victoria Lloyd (Claire Voyant, Mirabilis) ed Erica Mulkey (aka Dark Muse). La composizioni di questo interessante progetto sono, nella gran parte, caratterizzate da un flusso di suoni ambientali che fanno da sottofondo alle delicate emissioni vocali delle cantanti, un po’ nello stile delle produzioni della Ventricle Records, rispetto alle quali questo lavoro è leggermente più “corporeo” e spinto verso ambientazioni trip hop: se nei lavori (almeno, nei pochi che conosco) dell’etichetta di Seattle, la musica sembra solo fluttuare incorporea intorno alle voci, in questo caso le sonorità sono più presenti e fisiche, talvolta quasi solo come sonorità ambientale, talaltra in maniera più concreta, addirittura ritmata in alcuni casi; i ritmi sono quelli lenti e caldi del trip hop; si riconoscono, al di sopra delle basi elettroniche d’ambiente, chitarra e violino, violoncello e strumenti etnici come il bastone della pioggia. Il risultato è, a mio giudizio, piacevole ed estremamente rilassante: fragile ma allo stesso tempo presente. Collaborazioni di questo tipo meriterebbero probabilmente più attenzione e una maggiore promozione da parte degli addetti ai lavori; di certo non si tratta di un lavoro semplicissimo, se non altro perché rifiuta di inserirsi un un vero e proprio “genere” ma la qualità è, nel complesso, decisamente elevata anche se, in alcuni punti, dà l’impressione di “già sentito”; a mio parere si tratta, in questo caso, di un peccato veniale.

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