Jotenheim: Jotenheim

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I marchigiani Jotenheim rilasciano questa preziosa raccolta di monili pervasi da mitologico furor e forgiati nel metallo più autarchico ed occulto. Tre brani dall’impatto devastante, a principiare dalla severa opener “Skullcrusher”, vera dichiarazione d’intenti di questo manipolo di berserkir assetati di sangue. Affondano le loro radici nel metal battagliero di Omen e Manilla Road le successive “The dog of Ulster” ed “Excalibur and the King”, l’ùlfhedhinn Matteo Isopi, screamer di razza, arringa i suoi Friedlose alla battaglia, innalzando la sua voce sul convulso cozzar di spade. Calano le tenebre, annunziate dal vento del Nord e dal lontano gracchiar di corvi, poi l’onirica “Hyborian dreams” consente una meritata tregua al virile comitatus, Gianluca Silvi depone l’ascia insanguinata per imbracciar l’acustica, ma è solo il preludio all’assalto finale. Glorificato dalla imponente e devota versione della memoranda “Queen of the black coast” dei citati mentori Manilla Road, ove i nostri offrono i loro omaggi alla grandezza degli Asi. Un disco assolutamente spontaneo, che rende giustizia ad un gruppo (oltre a Matteo e Gianluca, Stefano Sanguigni alla chitarra, Arnaldo Rosati al basso, Giuseppe Bracchi alla batteria, dietro la quale si sono seduti pure Igor Piccioni e Federico Bruni) sinceramente innamorato di queste sonorità. Menzione d’onore per lo spettacolare ed affascinante artwork.

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