The Rakes: Capture/Release

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Ver Sacrum Spesso mi domando quante altre nuove formazioni britanniche usciranno di qui alla fine del 2005, perché ultimamente si ha l’impressione che la scena alternative d’oltremanica sia una specie di pozzo senza fondo! Un po’ tutte le etichette discografiche hanno fiutato l’affare da un pezzo, e fanno a gara per proporci questa o quell’altra band, ma il bello di tale situazione è che, a differenza di altre volte, i gruppi sulla cresta dell’onda sono quasi tutti validi e degni di interesse!! Insomma, la brand new wave è un fenomeno che sta tirando molto al momento e ormai ce ne siamo accorti tutti, ma per fortuna non si è ancora innescato il perverso meccanismo della clonazione, nel senso che le cose che stiamo ascoltando in questi mesi sono parecchio diverse tra loro, e quasi tutte gradevoli… Anche i The Rakes fanno parte della categoria, infatti il loro album di debutto è un lavoro che merita davvero di essere scoperto e apprezzato. Negli scorsi mesi il quartetto londinese si è messo in evidenza grazie a show adrenalinici e ad una serie di singoli azzeccatissimi, ma devo dire che il full-lenght conferma pienamente l’impressione suscitata da canzoni come “Strasbourg” o “Retreat”. L’energia che questi undici pezzi riescono a trasmettere è notevole, soprattutto se si pensa che non c’è traccia di cedimenti e che il livello medio delle composizioni è piuttosto alto. Grazie anche all’aiuto del produttore Paul Epworth, i nostri sono riusciti a regalarci poco più di trentaquattro minuti di post-punk ispirato, divertente e dinamico, che farà la gioia degli estimatori di gente come Clash e Wire. Eh sì perché Alan Donohoe e compagni si ispirano moltissimo alla band del compianto Joe Strummer, ma sembrano anche attingere a piene mani dal filone new wave, dando così vita a sonorità che stanno esattamente a metà strada tra due ambiti musicali ben distinti. Per certi versi i Rakes mi sembrano una sorta di lontani parenti dei Rancid, difatti questi ultimi sono partiti dai Clash per creare le basi della loro particolare miscela tra punk e ska, mentre i primi hanno pensato bene di rifarsi sia agli autori di London calling che alla musica che negli anni ottanta andava per la maggiore nella loro terra natia… Parlare di certi brani come dei migliori del mucchio è abbastanza complicato in questo caso perché il disco convince dall’inizio alla fine, ad ogni modo potrei dire che episodi come i già citati singoli e come “Violent”, “The guilt” o “We are all animals”, oltre che per la bellezza intrinseca, si fanno notare anche per la loro “ballabilità” (ci vuol davvero poco ad immaginarsi che pogo possono essere in grado di scatenare in sede live!!)… Inutile quindi aggiungere che Capture/Release è uno di quei lavori imperdibili per tutti coloro che hanno nostalgia del filone più oltranzista del rock alternativo inglese, e per chi ha voglia di sentire canzoni dirette e senza tanti fronzoli, ma anche coinvolgenti come poche altre!

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