Arcturus: Sideshow symphonies

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Ver Sacrum A scanso di equivoci dirò subito che gli Arcturus sono una delle band che più mi hanno colpito tra tutte quelle dell’ormai “vecchia” scena black metal norvegese. In realtà il gruppo non è mai stato propriamente black, diciamo piuttosto che si è sempre ispirato a tale genere ma che lo ha saputo stravolgere, creando negli anni qualcosa di unico e di inimitabile. Questo è il pregio più grande degli scandinavi, e cioè l’esser sempre riusciti a proporre musica originale e fuori dagli schemi, che ha convinto sia gli amanti delle sonorità più estreme che quelli del prog e di tutto ciò che può essere etichettato come avanguardistico e sperimentale. Dischi come Constellation (1995), Aspera hiems symfonia (1996) o La masquerade infernale (1997) hanno rappresentato senz’altro l’apice creativo della band, ma anche l’ultimo The sham mirrors (2002) è comunque un episodio degno di nota, oltre che un ascolto più che gradevole. Lo stesso discorso vale anche per Sideshow symphonies, un lavoro che non è sullo stesso (altissimo) livello dei primi tre citati, ma che certo è molto più bello della maggior parte di quelli pubblicati di recente da gruppi dediti a generi similari. Ora come ora infatti gli Arcturus possono essere considerati una vera e propria formazione progressive, sia per la complessità strutturale dei brani presentati, sia per la continua alternanza tra momenti più rilassati e parti veloci, sia per la tipologia delle vocals. Riguardo a queste ultime bisogna aggiungere che c’è stato un cambiamento rispetto al passato, difatti al posto di Garm/Trickster G. c’è l’ex Borknagar Simen Hestnæs, uno dei cantanti più validi della scena norvegese, che anche in questa occasione non ha fatto fatica a mettersi in luce e a dar prova della sua bravura. Personalmente ho sempre avuto un debole per Garm e per il modo in cui riusciva a interpretare e a rendere suoi i pezzi, ma di sicuro il buon Simen non lo fa rimpiangere! Tornando invece alla musica, direi che è difficile parlare di canzoni più o meno belle perché con gli Arcturus si va sempre sul sicuro, non per nulla non ricordo di aver mai ascoltato qualcosa di deludente in nessuno dei loro album! In generale si può dire che le nove tracce sono composte da tanti elementi differenti e che essi danno vita a sonorità per certi versi oscure, ma anche dinamiche e di grande impatto. Inutile dire che i vecchi fan del gruppo ameranno molto il nuovo cd, e che chi dieci anni fa era troppo giovane o disattento per accorgersi della validità di questi musicisti (e delle loro opere) dovrebbe cercare di correre ai ripari, perché rischia davvero di perdersi qualcosa!

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