Fractured: Only human remains

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Ver Sacrum Dopo svariate apparizioni su elettro-compilation, i canadesi Fractured sono stati messi sotto contratto dalla Dependent e questo già dovrebbe garantire sulla qualità della loro proposta musicale, vista l’abilità della label tedesca nello scoprire nuovi “talenti” della scena elettronica. Personalmente li avevo conosciuti grazie al brano che dà il titolo a questo loro primo album (pezzo incluso su “Endzeit Bunkertracks”, il cd-box dell’Alfa Matrix già recensito sul nostro sito nei mesi scorsi): tale brano andava sicuramente annoverato nel filone “harsh-elettro” e pur essendo un pezzo assai valido, non proponeva niente di nuovo rispetto a quanto già fatto da tante altre band del genere. Eppure la Dependent, annunciando l’ingaggio dei Fractured garantiva che non si trattava di una delle tante bands “clone” della scena elettronica; bisognava quindi avere fiducia, ed infatti l’ascolto dell’intero album, ci mostra una band che anzichè accodarsi alla lista delle tante bands che, con alterne fortune e scarsa ispirazione, scimmiottano Suicide Commando ed Hocico, si ispira piuttosto alla lezione impartita da “maestri storici” della scena elettronica d’oltreoceano come Mentallo & The Fixer e Skinny Puppy. La scelta di utilizzare l’inflazionato cantato “distorto”, viene qui messa al servizio ora di melodie piu’ ariose e melodiche (vedi “Everytime”), ora di abrasive sonorità elettro-industrial (“Becoming one”, “Bleed” e “Stratified society”) che rallentano il ritmo e giustificano (specialmente la seconda) il richiamo agli Skinny Puppy: un raffronto impegnativo ma legittimo. Un disco che ci mostra quindi una band versatile, capace di passare dai brani sopracitati al piu’ convenzionale “harsh-elettro” della title-track, all’iniziale, severa, “What is the moment of truth” caratterizzata da un testo declamato in un crescendo di rumorismo industriale. E così via con le altre tracce del cd, tra cui cito in particolare “Between the lines” (un brano ballabile che mi ha ricordato lo stile di un’altra band d’oltreoceano rivelatasi quest’anno, ovvero Aesthetic Perfection) e “One more time” (dove il cantato distorto viene messo al servizio di melodie non abusate ed inflazionate per uno dei migliori brani del disco). Tutto ciò fa di “Only human remains” un disco assolutamente interessante; la Dependent ci ha visto giusto anche questa volta.

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