Leaether Strip: Suicide Bombers

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Ver Sacrum Cinque anni. Tanto è durato il silenzio di Claus Larsen, aka Leaether Strip, indiscutibilmente uno dei punti di riferimento della scena EBM. Un lungo periodo in cui si sono succedute le voci piu’ disparate sul futuro di questo fondamentale progetto elettronico, autore di dischi memorabili come “Solitary Confinement”, “Underneath the laughter” e “Self Inflicted” (tanto per citare solo i tre dischi forse piu’ rappresentativi) che hanno ispirato decine e decine di gruppi che ora affollano la scena elettro-industrial. Il ritorno di Leaether Strip era nell’aria da qualche mese, ed ora si concretizza grazie all’etichetta belga Alfa Matrix che licenzia questo mcd, in attesa del nuovo (doppio) album “After the devastation” che uscirà il 13 gennaio prossimo. Dopo un così lungo periodo di silenzio, francamente non sapevo cosa aspettarmi da “Suicide Bombers” ed in effetti la title-track che apre questo mcd (sette tracce in tutto) ha impiegato qualche ascolto prima di convincermi; si tratta di un pezzo discreto, ma la mia memoria era ancora troppo legata a canzoni come “Don’t tame your soul” o “Strap me down” e questo ha inizialmente condizionato il mio giudizio sulla title-track, che pur muovendosi su ritmi sostenuti è forse privo di quella carica di adrenalina (“Adrenalin rush” appunto….) che caratterizzava i dischi di Claus. La successiva “Shame of a nation” è divisa in due parti: la prima e’ cesellata su trame oscure che possono rimandare al periodo dell’album “Serenade for the dead”, mentre la seconda (introdotta da voce femminile che si rivolge all’EBM-people) cambia radicalmente ritmo ed inizia a far girare il motore a pieno regime: la voce si fa rabbiosa, il ritmo è forsennato, in sottofondo si sentono sirene ed emblematica è la voce che ci conferma “Leaether strip is back!”. Le successive “This is where I wanna be” e “Death is walking next to me” fugano ogni dubbio: Leaether Strip è realmente tornato e dimostra di fare terribilmente sul serio. Le conclusive “Til far” e “Reborn” sono due brani strumentali assolutamente oscuri (specie il secondo) e indiscutibilmente legati al periodo di “Serenade for the dead” che abbassano nuovamente il ritmo e chiudono questo mcd che centra l’obbiettivo di stuzzicare l’appetito in vista del “full lenght”.

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