The Sand: Red Riding Hood

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Ver Sacrum The Sand è l’one man band di Umberto Marconi, che torna all’attività dopo quattro anni dal “The Memory of Dead Romance”. Dunque, che dire? Nelle note che accompagnano il promo leggiamo che il lavoro “nasce dal tentativo di fondere il rock più oscuro degli anni settanta con il modo di comporre degli anni ottanta, cercando di mantenere un’atmosfera “dark””. Dopo avere ascoltato più volte in nove pezzi di questo “Red Riding Hood” sinceramente non sono riuscito a trovare traccia di sonorità anni ’70, mentre mi pare che l’opera di Marconi sia totalmente, profondamente, radicalmente immersa negli anni ’80, soprattutto inglesi (non bastano le atmosfere vagamente psichedeliche della title track, o gli accenti folkeggianti di una parte “Night of the Black Moon” a fare seventies…). Vi troviamo le chitarre, le tastiere, il cantato, i bassi, gli arrangiamenti di tutta la produzione “oscura” e wave british, dai Sisters of Mercy ai Joy Division ai Soft Cell, senza tralasciare vibrazioni più pop o “new romantic”. I pezzi miglior sono a mio avviso “White Mantra (molto bella, danzereccia alla Soft Cell, ma da qui a considerarla “un mantra rivisto in chiave europea”…) e “Webcam n.9” dove mi sembra traspaiano addirittura reminescenze dei grandi Bronski Beat. Nel complesso un lavoro non male, ma in cui l’ossessiva ricerca di suoni retrò prevale a scapito dell’energia e della vitalità.

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