Covenant: Skyshaper

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Ver Sacrum Attesissimo da fans ed addetti ai lavori, ecco il nuovo album dei Covenant. “Skyshaper” giunge a quattro anni di distanza dall’ultimo “Northern Light” e dopo i contradditori dischi di Apoptygma Berzerk e VNV Nation, ovvero le bands che con i Covenant sono state le assolute dominatrici della scena elettro-EBM a cavallo tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio; legittima quindi la curiosità per vedere verso quali direzioni si fosse indirizzato il sound della band svedese. Diciamo subito che “Skyshaper” fuga ogni dubbio e, a giudizio di chi scrive, si rivela uno dei migliori album realizzati dalla band svedese ed un sicuro candidato al titolo di miglior disco del 2006! I Covenant ribadiscono con questo disco il loro ruolo di band “leader” della scena elettronica, con un disco maturo e dalla forte personalità, caratteristica di chi non segue le mode, ma semmai le impone. Si potrebbe dire che in “Skyshaper” prevale una certa nostalgia per le sonorità analogiche (palesi in “Happy man”, per altro l’episodio piu’ debole del disco), ma questo avviene senza cadere nel rischio di papetiche nostalgie; i brani di “Skyshaper” prediligono le atmosfere “soft”, il battito non è mai esasperato, a favore della soluzione melodica, ma non per questo brani come “Ritual Noise” (singolo che ha anticipato la pubblicazione dell’album), non mancheranno di spopolare sui dancefloor. Pezzi come “Pulse”, “20hz”, “The men” e “Brave new world” sono da annoverare tra i migliori brani composti dalla band svedese, splendidi esempi di elettronica elegante e suadente e possono ambire tutte al ruolo di prossimo singolo, mentre “Sweet and salty” è oscura, ossessiva ed ipnotica. Su coordinate oscure e minimaliste si muove anche “Spindrift”, mente a “Greater than the sun” ed alla conclusiva “The world is growing loud” sono affidati i momenti piu’ malinconici e crepuscolari. Dischi come questo giustificano gli anni di silenzio, per una band che ogni volta che torna sul mercato lascia il segno e tra gruppi che sembrano aver perso la bussola o attraversare fasi di crisi creativa, i Covenant si dimostrano ancora tra gli autentici dominatori della scena elettro-dark. Un grande disco, destinato a divenire una pietra miliare del genere.

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