Killing Joke: Hosannas From The Basements Of Hell

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Ver Sacrum Se la prima impressione è quella che conta, bene, allora “Hosannas from the basements of Hell” è un gran disco. E la certezza iniziale si consoliderà ascolto dopo ascolto di questo lungo CD, costituito da nove tracce di pesantissimo dark sound tipicamente a la Killing Joke. Un classico, di quelli che non devono mancare nella nostra discografia, come certi capi d’abbigliamento nel guardaroba. E l’urlo del sempre più spiritato Coleman che apre “This tribal antidote” pare più un gesto di sfida, che una liberazione. Hanno inventato un genere, iniettando di metal intelligente strutture dark-wave, e lo hanno portato agli estremi della perfezione. Essi sono i Maestri. “Wardance”, “Requiem”, “Bloodsport”… se non vi dicono nulla, passate oltre. Il suono di HFTBOH è pesantissimo ed asfissiante, un monolite lanciato a folle velocità nel buio dello spazio interstellare, pronto ad annientare qualsiasi oggetto cosmico gli si pari dinanzi. Inarrestabile, come l’incedere forsennato della title-track. Visioni post-atomiche di tribù di residui humani che si aggirano nell’immensità di un tetro deserto contaminato, ove la vita pare un azzardo. La “The wait” del secondo millennio, dura, durissima, addirittura estenuante. Ma capace pure di un sorprendente intermezzo quasi melodico (ho scritto quasi, lo voglio sottolineare). La freddezza chirurgica con la quale la chitarra seziona il pentagramma vi farà provare, sulla vostra pelle!, l’insana sensazione della lama che, algida, vi incide con sadica cura. Il batterismo tronituante impone ad ogni brano ritmi ora follemente veloci, ora marzialmente rallentati, come nella semi-epica “Invocation”. Una preghiera? Una accorata richiesta di requie? O la colonna sonora della nostra esecuzione? S’innalzano patiboli festonati di neri stendardi, emaciate figure di frati fasciati in sai lisi e sudici aizzano la folla con la forza sovrumana di agghiaccianti sermoni. E’ la più compiuta visione dell’Inferno che Jaz Coleman ed i suoi potevano descrivere. Con la forza evocativa d’uno Hieronymus Bosch… Un antro sordido ove tutto è il contrario di tutto, ove ogni certezza, anche la più salda, verrà presto sgretolata dalla follia che v’impera. Le mura di Babilonia sono state atterrate, Sodoma e Gomorra bruciano dell’ira Divina, Costantinopoli la lussuriosa cadrà per mano del nuovo Demonio. Ma questi esiste davvero, ovvero è celato nelle coscienze macchiate d’ogni uno di noi? La serrata “Implosion” fugge fra un chitarrismo serrato e repentini stop, sempre sostenuta dal rullio assordante delle drums; l’assolo è geniale, dimostrando che il romore più bieco può esser asservito alla funzione-canzone. Uno spiraglio d’armonia (prendete questo termine alla larga) nel bel mezzo del caos sapientemente organizzato dai severi Ministri del nuovo rock. Il rantolo salmodiante di “Majestic” viene pronunziato da entità difformi striscianti nella eterna Tenebra della pazzia, divinità decadute al rango di grotteschi giullari al soldo di nuovi e maligni Dei sprofondano in osceni balletti in “Walking with Gods”, esemplare traccia di post-dark apocalittico, bella come la primigenia “Complications”, i quasi dieci minuti di “Lightbringer” risuonano come atrocissima burla: la Luce, ov’è la Luce? E’ possibile che questa esista, celata da qualche parte, in questo mondo declinante? La song è bella, adescante come le mille facce di un beffardo diamante, e su d’una ossatura moderna e punkeggiante inserisce le grida belluine di Coleman, mentre improvvise virate semi-melodiche imprimono al brano una piacevole varietà. Ma la pietra preziosa vi ferirà, le vostre mani non la potranno trattenere, gronderanno sangue! L’incipit di “Judas goat” è cupissimo, e terrifica nel suo svolgersi è questa scheggia significante il dolore del peccato e dell’espiazione. La squassante “Gratitude” dal passo pachidermico e doomeggiante chiude questi oltre sessanta minuti di musica, ma non sarete mai sazi! Eppoi, cos’è la gratitudine? Ce la meritiamo, noi esseri perduti? Vi ricordate dei patiboli? Chi vi penzola, colla gola serrata da corde marcite? Industrial, metal, dark-wave… Killing Joke, “Hosannas from the basements of Hell” è solo ed unicamente Killing Joke. Prostriamoci devoti, la Nuova Ondata è ancora ben lungi dal ritirarsi, e sulla battigia giacciono le spoglie dei suoi nemici!

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