Der Blutharsch: When did wonderland end?

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Ver Sacrum Quanto mi piacerebbe liquidare questo cd dicendo che i Der Blutharsch si sono un po’ rincoglioniti e non vale più la pena comprare i loro dischi, ma purtroppo non si può… Eh no, non si può stroncare una release con un paio di semplici paroline perché, giustamente, chi legge la recensione pretende di sapere i motivi per cui se ne sta parlando male, e soprattutto se tali ragioni possono essere più o meno condivisibili. Allora, partiamo dall’inizio: le prime produzioni della band austriaca mi avevano esaltato, convincendomi del fatto che a volte è possibile fare ottima musica anche con poco, visto che può bastare una buona idea per far sì che un pezzo possa colpire moltissimo l’ascoltatore. Diciamo che, per lo meno fino a The track of the hunted, Albin Julius era riuscito ad affascinarmi con i suoi brani pieni zeppi di samples e di nenie (a volte cantate con voce un po’ stonata, ma pur sempre efficaci e in un certo senso adatte al contesto di cui facevano parte!). Peccato però che con gli ultimi lavori (When all else fails! e Time is the enemy!) le cose siano andate peggiorando, visto che essi proponevano sempre la stessa minestra riscaldata (male), e che quest’ultima a un certo punto ha cominciato a risultare un po’ indigesta… Con il nuovo When did wonderland end? la situazione non è affatto migliorata, anzi direi che i Blutharsch stanno andando in caduta libera: l’ispirazione si è persa chissà dove e il contributo di personaggi come Paola Andrea Riascos (Terroritmo), Matt Howden (Sieben) o Didi Bruckmeyer (Fuckhead) non è sufficiente a risollevare le sorti di un album davvero poco coinvolgente. Il problema è che la qualità media delle track è piuttosto bassa, difatti quelle che assomigliano maggiormente alle cose che il gruppo ha fatto in passato risultano un po’ insulse (vedi ad esempio le numero 2, 4, 7 e 11), mentre quelle che propongono qualcosa di diverso lasciano alquanto perplessi. In esse la band sembra voler privilegiare un approccio più rock rispetto a quello che aveva in passato, ma più che di “rinnovamento” del sound parlerei di involuzione perché mi pare che AJ e soci abbiano tentato di scopiazzare roba già sentita un sacco di volte (vedi ad esempio la “goticissima” traccia numero 3, oppure la quinta e l’ottava, molto vicine al neo-folk…). Insomma, l’impressione è che gli austriaci stiano cercando di aggiornarsi un po’, ma per adesso il loro tentativo risulta decisamente goffo e anche un po’ irritante a dire il vero, perché ci si aspetterebbe qualcosa di più e soprattutto di meglio da gente così! Davvero deludenti, e credo proprio di aver detto tutto a questo punto…

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