Killing Ophelia: Iamai

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Ver Sacrum Un bel suono, netto e potente, caratterizza il seguito del debut “Last Vision” per il duo dei Killing Ophelia. Già la title-track, che funge pure da opener, rappresenta al meglio le intenzioni dei songwriters Lee Lauer e Karen King, con una impressionante serie percussiva che vi abbatterà al suolo. L’incipit inquietante di “Picking up stones” vi trasporterà immediatamente nell’ambiente degradato e decisamente ostile descritto da una traccia cupa, dal riconosciuto effetto cinematografico, esplicante sofferenza e malessere urbani. Sonorità roboanti che si susseguono ad inserti spietatamente taglienti, e nel finale torna quel piano… “For no one but me” poggia su tastiere imponenti che paiono ergersi nell’immensità del cielo come guglie di cattedrali, e su d’un cantato avvincente, mentre le keys di “Breathing room” sono gelide come il vento che sferza le steppe, ed il melancolico cantato acuisce il senso di smarrimento aleggiante sulla song. Musica che evoca immagini, che genera sensazioni, questo è “Iamai”, disco impreziosito da una produzione eccellente (by Anarchy-Inc Studios). L’immaginifica “Dolls” estremizza la lezione artistica impartita da Bjork, dimostrando quanto Karen sia brava ad esternare le nostre angoscie, sondando le più remote profondità della mente umana e portandole alla luce. “Coming up for air” è soffocante e stordente come il senso di terror panico che prende chi soffre di claustrofobia, allorquando si trovi in un ambiente chiuso… e Karen e Lee sanno esprimere ansie e timori con incredibile naturalezza! “Burn awake” potrebbe significare un tenue barlume di speranza, con quell’inizio sacrale, ma è pia illusione, le macchine dirette da Lee tornano implacabilmente ad impadronirsi della nostra volontà. Ed il viaggio psichico e soniko prosegue, con la fredda imponenza di “Cut” (il bisturi che affonda nella carne, se non fosse per la voce di Karen, mai la loderò a sufficienza!) e la morbosa “The wound”, fino all’epilogo fornito dall’accoppiata finale “Tautology” (gothikeggiante) e “Secret” (la quale riprende certe pagine darkeggianti incise nell’avorio dai maestri Dead Can Dance). Oltre alle tracce audio, il CD comprende tre video (di “Iamai”, “For no one but me” e “Cut”), davvero in linea con quanto proposto musicalmente dai nostri.

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