Mystic Prophecy: Savage Souls

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Ver Sacrum Evidentemente la Massacre punta parecchio su questo disco, il quarto in ordine cronologico dei teutonici (con cantante ellenico) Mystic Prophecy, considerando che è stato pubblicato pure in edizione limitata in digibook con allegato DVD. Trattasi di classico metallone darkeggiante, quel sotto-genere che viene genericamente catalogato sotto la voce german power metal, in questo caso virante decisamente all’oscuro, tanto che risulta pure evidenze l’influenza esercitata da certi Nevermore, che in ambito dark-metal vantano un sicuro seguito. I brani sono tutti belli sparati, come è doveroso nel settore, caratterizzati da una batteria spiritata e dal massiccio intervento delle chitarre. E’ chiaro che per “Savage souls” rappresenta per i Mystic Prophecy un passo importante della propria carriera, sopra tutto perchè vede la luce in un periodo caratterizzato da un impegnativo rinnovamenteo della line-up, che include ora le due nuove asce Markus Pohl (ex Symphorce) e Martin Grimm (ex Headstone Epitaph) e lo skin-beater Matthias Straub (proveniente dai Sacred Steel), i quali vanno ad aggiungersi ai veterani R.D. Liapakis, il possente vocalist noto ai fan semplicemente come Lia, ed il bassista Martin Albrecht. Abbiamo accennato poc’anzi al settore occupato dai nostri, appunto il metal powerizzato di matrice tedesca, screziato abbondantemente di tinte oscure (oltre ai Nevermore, vengono citati pure gli americani Iced Earth come punti di riferimento). Tutti i brani sono sostenuti da una ritmica asfissiante e bella tosta, con un chitarrismo pesantissimo che sorregge letteralmente il possente cantato di Lia. Non vi sono cedimenti alla melodia in “Shadows beyond my soul”, “Evil empires”, nella title-track ovvero in “Deception of hate”, gli unici rallentamenti sono costituiti da parti simil-thrash dall’effetto terremotante. Unico spiraglio, la finale “Into the fire”, degno epitaffio di un disco che i cultori del metal dark certamente apprezzeranno, anche perchè ben prodotto da Fredrik Nordstroem nel suo Fredman-Studio. Ribadisco che il termine dark, nel caso di noi versacriani ortodossi va considerato in una accezione piuttosto ampia.

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