Placebo: Meds

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Ver Sacrum I Placebo sono una di quelle band che piacciono a un pubblico alternativo assai eterogeneo. Sicuramente sono tra i beniamini delle nuove generazioni oscure, sebbene a ben guardare la loro musica non può filologicamente essere classificata come gotica (anche se “Twenty Years” è per chi scrive la più bella gothic song degli ultimi 20 anni). Meds è un album che mostra il gruppo in ottima forma: non si tratta di un lavoro innovativo e anzi, se proprio un’obiezione deve essere mossa ai Placebo, è proprio quella di non aver voluto con questo CD “osare” più di tanto e di essersi un po’ seduti sugli allori del precedente Sleeping with Ghosts. Detto questo però bisogna riconoscere a Brian Molko e ai suoi due compari un talento innegabile nella composizione e una verve che fortunatamente è più viva che mai. In breve in Meds non c’è alcun vero e proprio passo falso (sebbene in alcuni lenti il gruppo forse perde un po’ di mordente), ma anzi sono presenti un sacco di ottimi pezzi e almeno due capolavori, ovvero quella “Song to say goodbye”, scelta non a caso come primo singolo e “Broken promise” in cui compare come ospite Michael Stipe dei REM. I testi sono molto in stile Placebo, pieni di storie di “sex and drugs and complications”, per citare un verso della title-track (in cui, a proposito di duetti, è presente come voce femminile Alison Mosshart dei Kills). Le critiche che sono uscite finora su questo disco sono abbastanza divise e non mancano i detrattori dell’album, curiosamente anche fra i fan di vecchia data del gruppo. Io invece non ho dubbi e promuovo a pieni voti questo Meds: in fondo per fare ottimi lavori non bisogna essere innovativi ad ogni costo, no?

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