Flint Glass: Nyarlathotep

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Ver Sacrum Gelido, obscuro, inquietante è il nuovo lavoro dei transalpini Flint Glass, opra ch’essi dedicano ad Howard Phillips Lovecraft ed alle sue immaginifiche creature. “R’lyeh La Morte” c’introduce lenta ed inesorabile nell’abisso… Dense volute di fumo ancestrale c’ammantano vischiose, serrando le nostre facoltà mentali ed inducendoci in uno stato di profonda trance. E’ la terra del Sogno, quella che si allarga pigra dinnanzi ai nostri occhi velati. Brume l’avvolgono, ma ampi squarci provocati da insane correnti provenienti da sterminate lande sospese in evi indefiniti e dominate da perenni glaciazioni lasciano intravvedere possenti mura di città perdute, erette nella sabbia nerastra di deserti sferzati dal vento urlante cupe maledizioni ed intagliate nell’alabastro oltre il quale si levano al cielo immoto innumeri guglie dorate. Come dita di mani ischeletrite, esse implorano la pietà di empie Divinità piegate dal vizio… Antiche civiltà decadute e corrotte dalla lussuria… Un sinistro rombo di tuono proveniente dalle viscere d’un pianeta morto da eoni annunzia la presenza di Nyarlathotep, il caos strisciante… Fantastico disco di dark-ambient, settanta minuti circa di grande musica, uno splendido ed arcanissimo affresco sonoro, magniloquente e terrifico nel suo dipanarsi, ove ogni traccia lunga viene preceduta da una intro di mezzo minuto o poco più, determinando il rigoroso procedere della narrazione. Anche se ogni episodio è assolutamente strumentale (a parte brandelli di voci pre-registrate), l’effetto è proprio quello d’una rilettura dei codici lovecraftiani a beneficio dell’ascoltatore; l’apparente monoliticità del disco viene spezzata, oltre che dalle tracce interlocutorie già rilevate, da una buona varietà esecutiva, che in episodi quali “De vermis mysteriis” viene esplicata attraverso un percussionismo tribale, instancabile e mesmerico. Ritmico tambureggiare che si ritrova sovente, come nel rito propiziatorio di “Nephren-ka”, mentre “Alhazred” è pregna dell’aroma di mille mercati di spezie, fra i quali s’aggirano biechi trafficanti d’uomini e di bestie deformi. Carovaniere le rotte delle quali solo la memoria di vecchi dalla pelle incartapecorita e bruciata dal sole conserva, e che viene tramandata esclusivamente a ristrette cerchie d’adepti vincolati da osceni giuri. Sonorità che provocano in noi il brivido dell’ignoto, lo stupore di chi avverte la presenza gelida della insidiosa Morte. Come rimanere indifferenti di fronte alla grandiosità di brani quali “Angular space”, descriventi con rara arditezza le indecifrabili vastità dell’Universo? Davvero, dinnanzi a questi suoni così intelligentemente articolati, si prova un senso di vuoto trasecolamento. La struttura di “Nyarlathotep” è chiara, voglio solo soffermarmici vieppiù: breve introduzione, a se stante ma indissolubilmente legata al brano che segue: una concisa sinfonia ove dark ambient, ritualità esoterica e schegge industrial vengono intrecciate fra loro, a determinar l’ordito sul quale s’adagiano i nostri sensi. Come i tappeti trasportati dalle ondulanti fila di dromedari che solcano infaticabili i deserti, per poi venir imbarcati sulle navi che conducono a Cathuria, la lontana città circondata da foreste d’aloe e di sandalo… Ma quali stelle punteggiano la severa volta descritta in “Cthulhu dawn”? A noi abitatori della Terra risultano sconosciute! Non pago di quanto creato, Gwenn Tremorin, autore ed esecutore di tutte le tracce di “Nyarlathotep”, ha voluto ospitare ben quattro remix operati da Ah Cama-Sotz (bellissima la sua “Brain death”), Disharmony, Xabec (una paurosa “Brain speaking machine) e This Morn’ Omina ed Empusae (la cantilenante “R’lyeh La Morte”); perfettamente calati nello spirito meraviglioso dell’opera, essi apportano, se mai ce ne fosse bisogno, ulteriore valore a questo disco, sicuramente una delle migliori uscite degli ultimi anni in ambito dark-ambient. Da lode suprema il curatissimo e finissimo artwork, copertina cartonata aprentesi in quattro sezioni effigianti occulte forme di vita ultraterrena.

Per informazioni: www.funkwelten.de
Web: http://www.brumererecords.com
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