Lacuna Coil: Karmacode

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Ver Sacrum Certo che i Lacuna Coil ne hanno fatta di strada dal loro esordio… Nella seconda metà degli anni novanta erano una delle tante gothic metal band in circolazione (e di sicuro non la mia preferita!), ma pian piano il loro nome si è affermato sempre di più, non solo in Europa ma anche negli Stati Uniti, dove Cristina e compagni hanno ottenuto un successo davvero clamoroso… Tutto ciò è avvenuto dopo l’uscita dell’acclamatissimo Comalies (2002), la cui promozione ha portato il gruppo ad esibirsi spesso in America, accompagnando in tour parecchie formazioni di grosso calibro. È chiaro quindi che la pubblicazione di Karmacode era considerata uno degli eventi più importanti di questa prima metà del 2006, per lo meno per ciò che riguarda il metal prodotto nel nostro paese, ma volendo essere generalisti si potrebbe tranquillamente parlare di ambito rock, visto che il sestetto propone materiale che può piacere pure a chi non apprezza granché certi “estremismi” sonori. Questo infatti è un disco accessibile e immediato, fatto di brani caratterizzati da ritornelli che ti si ficcano in testa e non se ne vanno più, basti pensare alle varie “Devoted”, “Fragments of faith”, “To the edge” o “Our truth”, che con le loro efficaci melodie riescono ad emozionare e convincere fin dal primo istante. Qualcuno forse accuserà i Lacuna Coil di essersi commercializzati e di essere diventati fin troppo zuccherosi (specie negli ultimi due album…), ma io credo che la svolta che c’è stata in questi anni sia da considerare esclusivamente in maniera positiva!! I nuovi pezzi hanno una struttura semplice e lineare: in essi le vocals di Andrea Ferro sono meno esasperate (cioè meno ispirate al death-style) che in passato e si amalgamano alla perfezione con quelle di Cristina Scabbia, senz’altro una delle migliori cantanti della scena (cosa di cui, comunque, eravamo già consapevoli da tempo!). Inutile dire che di episodi poco convincenti non ce n’è nemmeno l’ombra (oltre alle canzoni originali del gruppo ho apprezzato molto anche la cover di “Enjoy the silence” dei Depeche Mode…), ma anche sulla produzione c’è ben poco da dire, visto che il suono è pulito e cristallino (oltre che potente) come non mai. Disco imperdibile per tutti i goth-metallers, che consacrerà la band come una delle più grandi del suo genere.

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