Wave Gotik Treffen 2006

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Torno a Lipsia dopo ben sette anni, e mi sembra di non essermi perso alcuna edizione: la città a grandi linee mi pare rimasta come la ricordavo e (ciò che più conta) l’atmosfera del Festival è sempre quella: magica ed inarrivabile. Il Treffen ha quel non so che di speciale che nessun altro Festival della “scena” possiede: un incredibile happening di fans che arrivano da diverse parti del mondo, tra chi è qui per vedere il maggior numero di concerti possibile e chi vuole solo fare passarella e shopping selvaggio, in un miscuglio di look e stili, spesso con spregio del buon gusto ed assenza del “senso del ridicolo”, ma in fondo il Treffen è anche (o sopratutto ??) questo. Per l’elevata quantità/qualità dei concerti offerti, per fare acquisti o per sfoggiare il proprio look estremo: qualunque sia il motivo della vostra venuta, Lipsia rimane un appuntamento particolare a cui almeno una volta nella vita, ogni “nero-vestito” che si rispetti deve prendere parte. A differenza degli anni passati, questa volta ho scelto l’aereo per giungere a Lipsia ed al nostro arrivo, nel pomeriggio di giovedì, siamo accolti da un vento gelido: un clima che in Italia siamo abituati a trovare verso Marzo e che contraddistinguerà in pratica tutto il Festival.

VENERDI’ 2 GIUGNO
La prima giornata del Treffen è tradizionalmente scarsa di concerti (i primi appuntamenti si hanno verso le 18.00) e dei nomi in programma oggi, solo i Nitzer Ebb avrebbero attirato la mia curiosità; purtroppo la stanchezza di una giornata consacrata allo shopping (per avere più spazio da concedere alla musica nei giorni successivi) si fa sentire verso mezzanotte, ora in cui decido di abbandonare l’Agra, luogo in cui i Nitzer Ebb si sarebbero esibiti solo dopo l’1.00 (prima di loro gruppi che non mi interessavano affatto come Soko Friedhof, Dracul, Deathstars e Lacrimosa); qualcuno forse storcerà il naso, ma non sono mai stato un grosso estimatore dei Nitzer Ebb e quindi la rinuncia non mi pesa più di tanto.

Imperative Reaction

Imperative Reaction (foto di Federica Atzori)

SABATO 3 GIUGNO
Il mio Treffen inizia quindi alle 16.00 di sabato 3 giugno, quando mi reco all’Agra per il primo dei concerti in programma oggi in questa location; è la volta di Imperative Reaction, gruppo elettro americano, di cui apprezzo in particolare l’album Redemption. La band di Ted Phelps offre un buono show incentrato proprio sui brani di questo disco, attirando un buon pubblico nonostante l’orario; la loro è un elettro-EBM che può essere accostata a quella di Assemblage 23, ovvero brani ballabili ma dotati di una forte componente melodica e supportati da un cantato “pulito”, insomma la formula che il sottoscritto predilige. Il loro show dura solo mezz’ora, durante la quale il trio americano fornisce una performance che mi lascia soddisfatto.
Lasciamo l’Agra (e di conseguenza gli show che sarebbero sopraggiunti in serata di Destroid, S.I.T.D. e VNV Nation (n.d.r: ho capito bene, Candyman che si perde un concerto dei VNV Nation???) ) per dirigerci all’UT Connewitz ed assistere al concerto di Echo West. Prima di parlare di questa band che non conoscevo, due parole sulla location: un piccolissimo teatro assai vecchio e fatiscente, con pareti scrostate ma dall’aria assai affascinante ed intima. Davanti al palco sono situate poche file di posti a sedere, ma il pubblico accorso è più numeroso e così molti stanno in piedi, mentre altri (tra cui io e le mie compagne di viaggio) si arrangiano con delle panchine. Come dicevo, non conoscevo gli Echo West e non sarà semplice descrivere la musica proposta da questo bizzarro duo. Bizzarro perché i due componenti sono assai diversi tra di loro come look: il vocalist sembra Albin Julius, mentre il tastierista ha una bizzarra acconciatura degna di Bruno Kramm ed un look da gotico. Il concerto inizia con un brano dalle tonalità apocalittico-marziali (in linea con il look di buona parte del pubblico), ma altri pezzi sembrano arrivare direttamente dalla EBM-old school piuttosto che dal filone elettro-dark tedesco dei primi anni ’90. Il concerto (supportato da video proiettati alle spalle del duo), è assolutamente godibile e coinvolgente e la notevole varietà stilistica dei loro brani non risulta affatto fuori luogo, anzi, il tutto risulta assolutamente omogeneo e compatto. Un ottimo concerto per un gruppo che merita maggiore attenzione.

Spiritual Front

Spiritual Front (foto di Federica Atzori)

E’ la volta di uscire, prendere l’ennesimo tram (nota a margine per sottolineare l’efficienza dei mezzi pubblici di Lipsia: i tram sono frequenti e puntualissimi!) per recarci al lontano Anker, dove assisteremo ai concerti di Spiritual Front ed Ordo Rosarius Equilibrio. Giunti al locale, lo troviamo già stracolmo di gente e, ahimè, di fumo (se già ero un grande estimatore della legge Sirchia prima, dopo questa trasferta in Germania lo sono ancora di più), mentre sul palco si esibiscono i russiNeutral, per quel che ho sentito (tre brani circa) autori di un neo-folk piuttosto piatto e convenzionale. Dopo un assalto al banchetto del merchandising per arraffare (tra le altre cose), una copia del nuovo album di Spiritual Front,Armageddon Gigolo, siamo pronti per l’esibizione di Simone Salvatori e del suo gruppo; è con piacere che noto come il pubblico sia numeroso ed interessato al concerto dei “nostri” e mi piange il cuore ripensando a quante volte Spiritual Front o altre valide band nostrane sono costrette ad esibirsi in Patria davanti a pubblici scarsi o distratti. Stasera invece si respira clima di grande attesa e la performance di Simone & c. sarà all’altezza (nonostante in una discussione avvenuta il giorno dopo, il sempre spiritoso Simone si sia dimostrato assai critico con se stesso). Sullo schermo alle spalle della band viene proiettato il filmToro Scatenato con Robert De Niro e l’apertura del concerto è affidata a “I walk the (dead)line” con Simone accompagnato dal solo pianoforte; sempre più calato nei panni dello “chansonnier maledetto”, a cavallo tra Nick Cave e Johnny Cash, Simone & co. eseguono brani del nuovo (ottimo) album (“Bastard angel”, “Jesus died in Las Vegas”) accompagnati ad altri più datati e che possiamo definire “classici” del repertorio della band romana (“No kisses on the mouth”, “Autopsy of a love”, “Song for the old man”, ecc…), tutti salutati da applausi calorosi a testimoniare quanto il pubblico abbia apprezzato questo concerto intenso ed appassionante, per il sottoscritto uno dei migliori di questa edizione del Treffen.
Dopo una breve pausa, è la volta degli Ordo Rosarius Equilibrio; Tomas è questa sera accompagnato dal fido Fredrik Bergstrom alle percussioni, mentre alle tastiere abbiamo nientemeno che J. Havukainen, alias mr. In Slaughter Natives. Anche la band svedese si avvale di video proiettati alle proprie spalle (oltre alle consuete fiaccole) che rendono visivamente interessante la performance. Il concerto ad onor del vero mi ha entusiasmato meno di altri degli ORE a cui ho avuto modo di assistere; non so spiegare bene questa mia sensazione, forse dovuta in buona parte al caldo ed al fumo che permeavano il locale, o forse per l’assenza dalla scaletta (imperniata in massima parte sull’album Cocktails, Carnage, Crucifixion And Pornography) di alcuni tra i miei brani preferiti. Ad ogni modo la band svedese rimane una delle migliori realtà del filone folk-apocalittico e il concerto di questa sera è da giudicare comunque in maniera positiva.

S.K.E.T.

S.K.E.T. (foto di Federica Atzori)

DOMENICA 4 GIUGNO
La prima tappa di oggi è il Werk II, oggi consacrato all’industrial-noise; quando giungiamo al locale stanno suonando i Maschinenkrieger KR52, per quel poco che ho sentito autori di un rythmic-noise “convenzionale” ma comunque niente male.
Assolutamente da dimenticare invece l’esibizione dei Neotek, spacciati dalla casa discografica come un “must” per i fans di Front 242, VNV Nation ed Apoptygma Berzerk, alla resa dei conti si sono prodotti in un sound più o meno ispirato alla EBM-old school, ma noioso e senza mordente.
E’ ora la volta di uno degli act piu’ attesi della serata (e vero motivo della nostra presenza), ovvero S.K.E.T. una delle band più “giovani” di casa Hands e che proprio al festival presentano il loro nuovo album Baikonur. A dispetto di voci che ci descrivevano i due presentarsi sul palco con divise sovietiche, ci troviamo davanti a due ragazzi “in borghese” che daranno vita ad un “live” molto apprezzato dagli appassionati del genere (per quanto mi riguarda invece, ammetto che il loro genere non mi coinvolge più di tanto) a cui avrebbe però indubbiamente giovato il supporto di qualche video per rendere meno piatta la parte visiva della performance. Il nuovo album viene eseguito quasi per intero, mostrando degli S.K.E.T. (mi avvalgo del giudizio di chi conosce bene la band in questione) più “complessi” rispetto a quelli del primo album Aktivist, in brani che pur rimanendo fedeli al loro stile, si sviluppano in maniera più evoluta, con soluzioni ad ampio respiro. La risposta del pubblico è entusiasta e quasi tutta la sala danza ai ritmi frenetici del duo tedesco, sino alla meritata ovazione finale.
Si lascia il Werk (e i successivi concerti di Bahntier, Implant, Proyecto Mirage e Winterkalte) per andare alla scoperta del Kohlrabizirkus, una delle nuove location di questa edizione del Treffen, che domani ci vedrà presenti dal primo pomeriggio sino alla tarda serata. A causa di uno spiacevole equivoco che ci costringerà a tre quarti d’ora di coda esposti ad un vento gelido per poi entrare nel locale sbagliato (!!!) , ci perdiamo il concerto dei Frozen Plasma ed entriamo nel locale quando stanno già suonando i Solitary Experiments. Il trio di Berlino è da tempo nella lista delle mie elettro-band preferite, ed almeno qua in Germania sono in molti a pensarla come me, a giudicare da quanta gente è presente al concerto, cantando e ballando i loro brani. Per loro posso applicare il discorso già fatto riguardo ad Imperative Reaction: elettro-dark ballabile ma dalle forti connotazioni melodiche che rappresenta al meglio i miei gusti. Facciamo in tempo ad ascoltare alcuni brani tratti da Advance into unknownMind over matter, tra cui spicca l’ottima “Pale candle light” che chiude il concerto.
La successiva band in cartellone rappresenta un salto a ritroso nel tempo, tra reminescenze “eighties” di Discoring ed affini: signori e signori, ecco i Twins, tanto per intenderci, quelli di “Face to face, heart to heart”…. Già, peccato che, con mia grande sorpresa e disappunto, il loro brano più famoso non venga eseguito, ma in compenso riconosco ben presto le note di “I’m not the loving kind” e “Ballet dancer”. Al di là di questi “hits”, ammetto di non conoscere altri brani del repertorio del duo tedesco, presentatosi sul palco con un look sobrio ma sempre fedele alle loro origini “wave”. Gradevoli e nostalgici, niente di piu’ e niente di meno.

Mesh

Mesh (foto di Federica Atzori)

Eccoci quindi ad uno dei “live” che più attendevo:Mesh. Il trio inglese si prodiga in un ottimo concerto, tra i più acclamati tra quelli da me visti in questa edizione, imperniato quasi esclusivamente sugli ultimi due album Who watches over meWe Collide. Supportati da videoclip con parti di testo dei brani interpretati, per favorire l’effetto karaoke, rispetto al disco i Mesh danno un tocco maggiormente “duro” ad alcuni brani (con Richard che spesso abbandona le tastiere per imbracciare la chitarra elettrica), scatenando l’entusiasmo dei fans con le varie “Friends like these”, “Step by step”, “Petrified”, “Leave you nothing” ed ovviamente “Crash”, il primo singolo estratto dal nuovo album; un ottimo concerto chiuso in maniera strepitosa da un bis che purtroppo ammetto di non conoscere. Il mio unico rammarico è rappresentato dal non avere ascoltato nessun brano tratto da The point at which it falls apart o altri cavalli di battaglia, ma i tempi del Treffen fanno sì che anche gli headliner di ogni serata abbiano al massimo poco più di un’ora a disposizione per esibirsi… alla prossima quindi.

LUNEDI’ 5 GIUGNO
Per gli amanti delle sonorità elettro-industrial, questa edizione del Treffen ha riservato una chiusura col botto: al Kohlrabizirkus sono infatti in cartellone ben 8 bands, per una maratona che si protrarrà dal primo pomeriggio a sera inoltrata. Tra i gruppi che si esibiranno, i più attesi sono indubbiamente i Feindflug: chi era a Lipsia non avrà mancato di notare quanta gente circolasse con magliette o felpe del gruppo tedesco, i cui concerti sono assai rari anche in patria e pertanto attesi in maniera febbrile. La scelta della location si rivela azzeccata per diversi motivi: innanzitutto l’enorme capienza di questa struttura immensa, capace di ospitare diverse migliaia di persone (a metà serata il locale sarà strapieno, rendendo difficoltosi gli spostamenti da una parte all’altra dello stesso), quindi la sua altezza, che fa sì che il luogo non si trasformi in un enorme camera a gas e poi il palco grande ed alto che rende buona la visuale anche a chi non sta nelle prime file (cosa peraltro da sconsigliare ai più esili, visto il pogo selvaggio che andrà in scena durante alcuni concerti).

Reaper

Reaper (foto di Federica Atzori)

Nonostante già la sera precedente abbiamo constatato la grande capienza del Kohlrabizirkus, ci presentiamo al locale quando i cancelli sono ancora chiusi e siamo tra i primi ad entrare; il primo ad esibirsi è Vasi Vallis che stasera incarna il suo progetto elettro-industrial Reaper. Vasi sale sul palco con una maschera tipo Silenzio degli innocenti, mentre alle tastiere prendono posto due figuri che indossano abiti monacali con i cappucci calati in testa a dare il tutto un’aria alquanto lugubre. Nella mezz’ora di concerto, spazio ai brani del mcd Angst e ad almeno un inedito; rispetto al disco i brani subiscono piccole modifiche, la più sostanziale delle quali è il ritornello di “Cause of death : suicide” di Suicide Commando, che Vasi intona su uno dei brani. Un concerto discreto, per musica che indubbiamente si presta maggiormente all’ascolto su cd piuttosto che al “live”, ma vuoi per la mascherata, vuoi per l’ausilio di filmati alla “Blair Witch Project”, il live risulta comunque godibile.
Lo stesso non si può dire per gli squallidi concerti di Violent Entity e Glis; la prima band costituiva per me una novità assoluta e a posteriori posso dire di non essermi perso nulla sino ad oggi: di loro ricordo solo gli sbadigli che hanno strappato a me ed ai miei amici. Grande delusione invece per Glis, che su disco conoscevo come autore di due album discreti; il concerto invece ha messo in luce un sound assai becero e tamarro, con una prestazione vocale imbarazzante, quasi quanto la staticità della cyber-tastierista che nemmeno faceva finta di suonare. Un concerto orribile.
Senza essere dei fenomeni, i Tactical Sekt ridanno un senso al termine “concerto”, fornendo un’esibizione intensa e grintosa che scatena il pubblico. Il trio inglese presenta il nuovo album Sincope, un disco discreto anche se indubbiamente i loro brani sono un po’ tutti uguali ed incorrono nella ripetitività che affligge buona parte della scena “harsh”, ma è altrettanto innegabile la capacità di coinvolgimento di brani come “Awaken the ghosts” e “Bring me violence”, peccato invece per la mancata esecuzione di “Devil’s work”.

God Module

God Module (foto di Federica Atzori)

Non ci siamo ancora ripresi dall’adrenalinico concerto dei Tactical Sekt, che è la volta dei God Module; finalmente riesco a vedere dal vivo la band americana, su disco tra le mie preferite della scena “elettro”. L’attenzione generale è attirata dall’enorme stazza di Jasyn Bangert, tanto alto quanto grasso; non so se per via della mole, che ovviamente non gli consente una grande mobilità, o altro, fatto sta che Jasyn si alterna sistematicamente al microfono con Byron C. Miller. La grinta e la tenuta del palco da parte dei God Module mi pare buona, i brani sono belli come su disco (cosa lascia a desiderare è invece la voce di Courtney Bangert) e la scaletta ottima (“Telekinetic” e “Riverse Inversion” dall’albumEmpath, “The source”, “Inside out”, “Lucid”, “False pretense”, e “Still so strange”da Viscera e chiusura affidata ad una devastante “Resurrection Resurrected”).
La stanchezza e la fame ci fanno ripiegare verso i baracchini che forniscono miseri generi di conforto; purtroppo le code sono talmente lunghe da protrarsi per quasi tutto il concerto dei Sonar, che seguiamo quindi da questa posizione. Poco male, in quanto visivamente il set del duo belga non offre granché, con Dirk Ivens ed Eric Van Wonthergem piazzati uno di fronte all’altro dietro le loro postazioni. La musica è invece granitica e si abbatte sull’audience con la forza di magli d’acciaio, concentrandosi soprattutto sull’album Volt control.
Inutile negare però che l’attenzione è ormai tutta incentrata sul concerto dei Feindflug, evento per cui è qui una buona parte dei presenti, vedere il merchandising per credere (a proposito, mi piacerebbe sapere qual è stato il fatturato della Black Rain al termine della serata, visto che il loro stand è stato preso d’assalto dalle 16.00 alle 24.00 da una folla bramosa di magliette, felpe, cd e dvd – era già disponibile infatti il dvd live dei Feindflug in uscita nei negozi a metà giugno). La preparazione del palco ci fa già presagire che vedremo un grande evento: sul palco appare un capestro su cui sono montati dei tamburi, un cannoncino antiaereo, reti mimetiche, travi antisbarco ed una sedia elettrica. In un clima che sembra quello che precede la celebrazione di un rito liturgico, i Feindflug salgono sul palco: sono in sette, due alle tastiere, uno alla chitarra (con maschera antigas indossata) e quattro alle percussioni, alcuni indossano delle divise; l’apertura è affidata a “Truppenschau” dall’ ultimo Volk un Armee e la cosa che subito colpisce è che tutti gli strumenti sono suonati dal vivo!!

Feindflug

Feindflug (foto di Federica Atzori)

Ovviamente alle spalle della band vengono proiettati filmati bellici in bianco e nero; il concerto è magistrale e si svolge in un clima quasi “mistico”, con il pubblico che segue come rapito lo spettacolo. Tra i momenti che più mi hanno colpito ricorderei il cannoncino antiaereo che ha iniziato a sparare verso il cielo durante “Stukas im visier” (inutile sottolineare il boato che ha accolto l’esecuzione di questo brano), oppure la finta esecuzione di un condannato sulla sedia elettrica al termine di un brano di cui non ricordo il titolo, mentre la folla applaude in maniera quasi timida, come se in soggezione ed incredula davanti ad un simile spettacolo. Dopo aver visto un concerto del genere capisco l’alone di leggenda che circondava l’esibizioni dei Feindflug e non posso che augurarmi di poter assistere ancora una volta ad un loro concerto…. Per ora mi consolerò col DVD!!
La chiusura della serata è affidata agli And One, autentiche star da queste parti, ma vuoi per la stanchezza, vuoi per l’appagamento dato dai Feindflug, decidiamo di lasciare il Kohlrabizirkus e, per quanto ci riguarda, di far quindi calare il sipario su questa edizione del Wave Gotik Treffen. Questo ritorno a Lipsia mi ha fatto di nuovo amare l’atmosfera ineguagliabile di questo Festival, oltre a ribadire, se mai ve ne fosse stato bisogno, l’abisso che separa la “scena tedesca da quella italiana; ancora ebbro di ricordi e nostalgia, inizio già il countdown per la prossima edizione.

Links:

Wave-gotik-treffen: sito ufficiale

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