This Morn'Omina: Les passages Jumeaux (le 25ième degré- le 33ième degré)

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Ver Sacrum Mika Goedrijk, dopo l’ep “The Drake Equation”, torna con un altro capitolo della trilogia di Nyan, a tre anni dal doppio cd “Le Serpent Blanc/Le Serpent Rouge”. Album che indubbiamente aveva caricato il progetto belga di aspettative, vista la lusinghiera accoglienza da parte di pubblico e critica e l’assoluta novità rappresentata in quel momento (sebbene la carriera dei nostri sia cominciata quasi 10 anni orsono e la loro produzione sia iniziata in tempi assolutamente non sospetti) dalla sua “ritual musik”, come TMO stessi amano definirla, all’interno di un panorama industrial-noise spesso asfittico e legato a doppio filo ai suoi stilemi. Anche Les passages jumeaux si presenta come doppio cd (triplo per i fortunati che hanno potuto trovare la limited edition…), un lavoro lungo e complesso che spazia dalle loro “tipiche” sonorità tribal-industrial ad attimi di trance oscura, riprendendo talvolta le sonorità oniriche dell’era di “Taiu”, virandole in realizzazioni più “piene” e complete. Se da un lato coloro che concepiscono TMO come una macchina da dancefloor industriale potranno appagare i loro desideri con “Ma/I/Nomai”, potenziale hit destinato a sostituire la sempiterna “One Eyed Man” nelle playlist dei dj, ehm, di genere, dall’ipnotica e coinvolgente “(The) World Tree” le onnipresenti percussioni di Sal-Ocin accompagnano e talvolta sovrastano movimenti più articolati, come nei passaggi etno-epici di “Naasseni” e i rimandi ambient di “Tsiidi”, quasi la soundtrack di una celebrazione a dèi dimenticati riportata ai tempi delle Macchine. Nel CD2 troviamo invece tracks maggiormente sperimentali e “da ascolto”, in cui la vena ambient-rituale di TMO trova piena espressione attraverso ipnotiche linee di synth e atmosfere maggiormente rarefatte. “Oddua” fa da epilogo a quello che sembra il termine di un viaggio spirituale, il climax e la catarsi di questo percorso. E ciò che sorprende, in Les Passages Jumeaux, è appunto il suo scorrere fluido nonostante l’alternanza dei ritmi, il trovare un continuum attraverso i suoi eterogenei capitoli, uniti da un’atmosfera da liturgia animistica postnucleare. Chi ha amato TMO per il loro impatto ritmico probabilmente rimarrà interdetto di fronte ad alcuni episodi di questo nuovo lavoro. Ma chi ha saputo carpirne l'”anima” non avrà alcuna esitazione a farsi rapire da Les passages jumeaux.

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