Geneviève Pasquier: Soap Bubble Factory

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Ver Sacrum Il classico album che mette in crisi chiunque gli voglia dare una definizione. Un altro modo di intendere l’elettronica senza porre barriere tra gli stili, amalgamandoli e dando loro un significato sempre nuovo, un range “in divenire”di percezioni ad ogni pezzo, senza dare mai la sensazione di dispersività. Genevieve Pasquier non conosce inquadrature e catalogazioni. La sua è “musica” in toto, e con Soap Bubble Factory, sua prima release per Ant-Zen, sorprende e lascia senza parole chi, dalla nomèa dell’etichetta per cui incide e memore della sua passata collaborazione con il culto industrial Thorofon (act a mio parere sottovalutato in quanto di un”un-easy listening” poco conforme a quelle che sono le regole dell'”un-easy listening” stesso…), poteva attendersi beats da cardiopalma, distorsioni et similaria. Dall’opener “Elements” miss Pasquier ci introduce in un altro mondo: un brano intenso, “onirico”, avvolto dalla voce di miss Pasquier , suadente e oscura come nella successiva “Remember”, una sorta di poesia crepuscolare, sognante ma mai romantica nel senso in cui è comunemente inteso, accompagnata da drones di scuola dark-ambient che preannunciano già la varietà di influenze a cui si andrà incontro nel corso dell’album. E infatti “Catwalk” rimanda a ritmi quasi da elettronica vintage e beats “liquidi” , per poi virare in una “Existance” di un quasi-electroclash inacidito e marcato da vocals subdolamente sensuali. La title track ci porta poi in un “divertissement” da vecchio videogame proiettato in un sogno lisergico, e in “Disappointed expectations” si torna su territori più “concreti”, in cui la voce di Genevieve sembra quella di una P.J. Harvey industriale, su suoni “cattivi” senza essere aggressivi, affilati senza mai mostrare apertamente le proprie armi. “Conversation” pare chiudere il cerchio, tornando alle atmosfere dell’incipit, lasciando tanto spiazzati quanto stupiti di fronte a un esperimento difficile ma perfettamente riuscito. Evitando i consueti luoghi comuni che possono essere generati dal fatto che è una donna ad aver creato tutto ciò, “Soap Bubble Factory” è meritevole di un ascolto attento, un lavoro di una bellezza particolare e “vera”, che non necessita di etichette per trovare un suo “posto nel mondo”. Assolutamente da ascoltare e “sentire”.

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