Scrap.Edx: Recoil the void

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Ver Sacrum Il progetto Scrap.Edx risponde al nome di Joshua Colella, 26enne attivo da anni nella scena statunitense, che con il suo terzo album “Recoil the Void” tenta l’assalto anche all’audience europea. Pur non offrendo nessuna sostanziale novità a quanto già sentito nel genere (che comunque per sua natura non si presta ad eccessive “uscite dal coro”…), i 74 minuti di “Recoil the void” scorrono in maniera fluida ma incisiva, in 9 lunghi brani di rhythmic-industrial-noise ognuno costruito come un crescendo, in un intensificarsi continuo ad ogni beat, in un incedere regolare che non sfocia però mai nel monocorde. “Machine Death” piacerà molto a chi ha venerato Punch Inc. ed è rimasto deluso dall’ultima release, come se questa track rappresentasse quello che avrebbero potuto fare se-solo-avessero-voluto concentrarsi maggiormente sulla “dancing area”: una hit martellante passibile di diventare un tormentone da discoteca industriale. E “Show me the meaning of haste” rafforza e ribadisce il concetto, seguita da una “Cut.Conceive.Crawl” che si porta su binari più minimali, quasi da club, prima di sfociare nell’incedere cupo e paranoico di “”Rotting utopic fruit”. Non mancano episodi più “elaborati”, esemplificati dalla title-track, in cui Joshua Colella archivia almeno in parte la vocazione al ritmo per tessere intrecci sonori quasi vicini all’ambient, districandoli poi nella verve annichilente dei suoi beats. Scrap.Edx, senza pretendere troni, non si accontenta di rimanere “uno dei tanti”, e “Recoil the void” mostra la tenacia per emergere dal limbo di nomi e di “questo-somiglia-a” frequenti all’interno del genere. I requisiti non mancano. Intanto, un altro colpo messo a segno dalla Hands, sempre più foriera di novità interessanti, e sempre più garanzia di ascolti di qualità.

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