Siouxsie & The Banshees: Join Hands, Kaleidoscope, Ju Ju

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Ver Sacrum Preceduti dalla ristampa in “deluxe edition” (cd rimasterizzato con secondo dischetto contenente numerose bonus tracks) di “The Scream”, primo album della formidabile discografia di Siouxsie & The Banshees, ecco ora approdare sul mercato i primi quattro album della band inglese: oltre a “The Scream” (di cui non tratteremo in questa recensione, essendosene già occupato il nostro direttore Christian Dex tempo fa), ecco “Join Hands”, “Kaleidoscope” e “Ju Ju”. Si tratta di dischi imprescindibili per ogni appassionato di musica “dark”, pietre miliari di un genere di cui la band capitanata da Siouxsie Sioux rappresenta a pieno merito uno dei piu’ illustri esponenti. Le nuove versioni si presentano in cd singolo, rimasterizzate, con l’aggiunta di varie bonus tracks (particolarmente numerose su “Kaleidoscope”) e con booklet corredati di testi e foto. Partiamo quindi da “Join Hands”, anno di grazia 1979, un lavoro difficile ed oscuro, sicuramente il piu’ ostico della discografia dei Banshees, che si staccava nettamente dallo stile punk di “The Scream”. Aperto dalla minimale e funerea “Poppy Day”, l’album si snoda attraverso atmosfere plumbee e claustrofobiche, lasciando comunque spazio ad episodi immortali come “Placebo effect”, “Icon” e “Playground twist”. Come “bonus tracks” abbiamo la celeberrima “Love in a void” e l’inedita “Infantry”. Il 1980 vede la pubblicazione di “Kaleidoscope”, per un altro brusco stacco rispetto all’album precedente; nel nuovo album è forte l’utilizzo di strumentazioni elettroniche che danno nuova linfa al sound dei Banshees, producendo un disco ricco di spunti e di “hits”, a scapito forse di una mancanza di omogeneità che non mancò all’epoca di procurare critiche al disco, che per me rimane comunque piu’ che buono. Brani come “Happy House” e “Christine” non hanno certo bisogno di presentazioni anche se chi scrive è particolarmente legato a “Paradise place”, “Red light” e “Trophy”; ben 9 le bonus tracks, tra cui “Eve white/Eve black” (anche se in una grezza e primordiale versione “demo”) e il leggendario singolo “Israel”. Il disco che segna probabilmente il momento di massima celebrità per Siouxsie & The Banshees è “Ju Ju” (1981), un disco che incarna appieno il significato di “dark music”, un capolavoro gotico da gustare dalla prima all’ultima traccia, per quello che per molti è il miglio album dei Banshees (nella mia personale classifica è secondo solo a “Tinderbox”, disco che seppur pubblicato nel 1986, quando la parabola della band inglese aveva ormai segnato la fase discendente, rappresenta uno splendido colpo di coda). Le nove tracce di “Ju Ju” sono “evergreen dark” (mi si scusi la definizione) su cui è inutile dilungarsi: dopo tanti anni di ascolti un brano come “Night Shift” mi provoca ancora emozioni intense; “Spellbound” sono oramai stanco di sentirla in discoteca, ma non posso non riconoscerne il valore assoluto, “Sin in my heart” è trascinante come poche altre, “Halloween” e “Vodoo dolly” sono la quintessenza del dark! Tre le bonus tracks per questo cd: le versioni 12” di “Spellbound” ed “Arabian Knights” ed il singolo “Fireworks”(Nigel Gray version). Ha ancora senso recensire dischi sulle cui spalle grava ormai un quarto di secolo? A mio parere la risposta è “sì”, anzi, a maggior ragione, nello sconsolante panorama musicale attuale, dove è sempre piu’ raro imbattersi in dischi di valore, dove ci tocca sentire commenti esaltati per dischi assolutamente mediocri, questi dischi rappresentano una boccata d’ossigeno e rifulgono come gemme, piu’ lucenti che mai. La buona musica non ha età e ben venga la possibilità per fans vecchi e nuovi di poter mettere le mani su prodotti di questo spessore. Ringrazio il cielo di aver mosso i miei primi passi in questo genere musicale ascoltando (tra gli altri) Siouxsie & The Banshees…. fossi un neofita a cui capitano tra le mani i Tamtrum o gli Agonoize, probabilmente mi darei a Tiziano Ferro!

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