Dampyr

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Un manipolo di soldati, arruolati in una di quelle tante piccole e dimenticate guerriglie locali che turbano le travagliate valli dell’Est europeo, giunge nello sperduto villaggio di Yorvolak, giudicato dalle forze in campo un punto strategico imprescindibile, col dichiarato compito di controllare l’avamposto e difenderlo dagli attacchi nemici: se l’animo di quegli uomini duri e disperati può apparire desolato nulla è paragonabile alla devastazione che regna in quel dimenticato angolo del mondo. Ma l’angosciosa visione dello squallore urbano di un villaggio povero e tormentato dalla guerra lascia immediatamente il posto alla terrificante scoperta di un’atroce strage: l’intera popolazione è stata tragicamente trucidata ed il passo dei soldati si trascina sgomento tra cumuli di cadaveri orrendamente sfigurati. Dalla strage, che ha coinvolto anche alcuni commilitoni di quei soldati dallo sguardo a dir poco incredulo, sembra essersi salvata solo una vecchina, ancora sotto choc per l’accaduto, che opportunamente interrogata da Kurjack, leader dei guerriglieri, rivela loro che l’eccidio è stato opera di entità demoniache che possono essere fermate solo dal Dampyr: la misteriosa e drammatica parola nella mente di Lajos, uno dei miliziani originario di quelle zone, evoca sconcertanti visioni di orrori superstiziosi sepolti nella sua coscienza. La drammatica laconicità della vecchina induce Istvan, uno dei più rozzi e violenti personaggi della compagine, a freddarla inutilmente a colpi di pistola, ma la notte è ormai vicina, il villaggio non deve essere abbandonato a causa della sua importanza strategica, e l’oscurità s’addensa con tutti i suoi orrendi misteri sul paesino occupato dai soldati.

Mentre al giovane Lajos appare lo spettro della vecchina a ricordagli che l’unica risorsa di salvezza è depositata nel Dampyr, alcuni uomini di guardia, distratti dalla sorprendente apparizione di una conturbante figura femminile, sono immantinente assaliti da un gruppo di esseri dalle indubitabili tendenze vampiresche, al quale naturalmente partecipa la donna, vampira anch’ella. L’orrenda morte delle sentinelle induce nuovamente, e drammaticamente, i miliziani ad interrogarsi sul da farsi; lo spavento che ormai serpeggia tra i soldati induce Lajos a rivelare che lui sa chi può aiutarli.

A qualche chilometro di distanza intanto Harlan Draka si risveglia, madido di sudore, da un incubo ricorrente in cui, guidato dallo spettro di una vecchina (la stessa di cui prima), assiste alla propria nascita, accompagnata dal decesso della madre in un mare di sangue, celebrata da un gruppo di donne in nero come la venuta del Dampyr. Egli è infatti il Dampyr, l’uccisore di vampiri, un folcloristico personaggio che, accompagnato nel suo vagabondare dal giovane Yuri, si reca di villaggio in villaggio esorcizzando presunti vampiri, conficcando il solito paletto nel cuore di malcapitati cadaveri e rappresentando messe in scena idonee al caso. E’ in realtà un truffatore che si guadagna da vivere sfruttando le superstiziose credenze degli abitanti di villaggi poveri ed arretrati, ma ora, catturato dai miliziani di Kurjack, guidati da Lajos, una sua vecchia conoscenza, è chiamato ad affrontare sul serio gli orrori che incombono sul villaggio di Yorvolak. A nulla gli vale rendere a Kurjack la confessione che in realtà egli è un ciarlatano: il capo dei miliziani, al ridensarsi della notte, lo costringe a star fuori da ogni riparo, solingo per il paese desolato, ad affrontare le creature dell’incubo che incombono. Harlan viene effettivamente assalito da un “branco” di vampiri, tra i quali vi è la ragazza che aveva partecipato al primo agguato ai miliziani, ma, con gran sorpresa, i vampiri scoprono di non potersi cibare di Harlan: il suo sangue, versandosi da una ferita del suo volto, gocciola sul corpo di uno degli aggressori rivelandosi troppo acido e mortalmente corrosivo; è la prova che Harlan è davvero un Dampyr, un essere umano nato dall’unione di un vampiro con una donna mortale il cui sangue è veleno per i vampiri…

Ecco come la Sergio Bonelli Editore ha inaugurato “Dampyr” la nuova collana a fumetti dedicata a temi horror nelle edicole da aprile 2000.
La nuova scommessa editoriale, affidata alla matita noir di Mauro Boselli a Maurizio Colombo nasce, come “confessa” lo stesso Sergio Bonelli nella presentazione del primo numero, dal loro comune amore per la figura letteraria del principe delle tenebre, ma quello che immediatamente viene evidenziato è come il tema vampiresco sia trattato in modo profondamente diverso dal tradizionale cliché del superbo conte avvolto in manto rosso che popola l’inaccessibile castello sperduto tra i monti della Transilvania.

I due autori suddetti, in un’anteprima curata da Daniele Alfonso per il sito internet uBC, hanno modo di chiarire:

Che cosa è un Dampyr?
E’ una figura della tradizione folcloristica dell’Est europeo e in particolare della Serbia.
Una curiosità: nei paesi balcanici i dampyr esistono davvero! Ovviamente non si tratta di veri figli di vampiri, ma, per la serie “mestieri che scompaiono” sono campioni nell’arte di arrangiarsi, che si fingono uccisori di non-morti per liberare, dietro compenso, i villaggi dal malocchio. E’ stato proprio leggendo queste notizie sui nostri libri di vampirologia che ci si è accesa la prima scintilla dell’idea.
Dunque si tratterà di una serie horror con vampiri?
Sì, ma non soltanto. Dalla prima scintilla di cui parlavamo prima (si pensava ad una serie di horror bellico, con i vampiri che si servono delle guerre per mascherare i loro delitti agli occhi dell’umanità) siamo arrivati a qualcosa di più vario e articolato. Horror e guerre ci sono ancora, ma c’è anche tutta una tradizione fantastica europea a cui ci ispiriamo, che va da Hoffman a Kafka, da M.R. James a Leo Perutz. E questo armamentario per così dire da “Praga magica” (le città della Mitteleuropa, e Praga in particolare, tornano spesso come “scenari”) convive con l’altra metà delle nostre anime di lettori e narratori: quella dark e noir dei film di Jean-Pierre Melville e di John Carpenter, dei romanzi di Jim Thompson e di Fritz Leiber, dei fumetti di Frank Miller e di Neil Gaiman. […]
E i vampiri?
[…] i vampiri della nostra serie non hanno le solite limitazioni e il solito armamentario trito e ritrito: niente abiti da sera e cappe, niente aglio, croci e paletti! Sono dei predatori, che possono girare anche alla luce del sole. Non creano un nuovo vampiro ogni volta che mordono qualcuno: se così non fosse, il numero di vampiri al mondo crescerebbe esponenzialmente, e ben presto saremmo tutti vampirizzati. Invece, il procedimento per creare un nuovo vampiro è più complicato, come scoprirete. E i vampiri creati in questo modo sono dei non-morti completamente diversi dai loro “creatori”… (http://www.ubcfumetti.com/preview/9811.htm)

In effetti “Dampyr” appare dotato di una forza comunicativa nuova, diversa rispetto allo stereotipo gotico del vampiro classico: La modernità e “attualità” della realtà che fa da sfondo alla narrazione infatti proietta il tema orrorifico verso nuovi modelli espressivi. I “mostri” ed i personaggi hanno le apparenze e gli atteggiamenti, i modi comunicativi, tipici dei nostri giorni, del mondo che tutti sperimentiamo quotidianamente, ma ciò non diminuisce il pathos che, anzi, si discioglie in tinte più varie. La fonte dell’inquietudine infatti resta il mistero ancestrale, pre-esistenziale, ed il suo simbolo si esprime sempre in uno stereotipo, quello del vampiro, ma la dimensione attuale del contesto fa sì che l’antico perturbante vibri sulla pelle e catturi la mente inquieta del lettore mentre gli occhi sono pieni delle immagini di ogni giorno. E’ un po’ la nuova dimensione del gotico, pienamente realizzata e divulgata dall’immagine drammatica e romantica, violenta e melanconica, mitica e postmoderna di Brendon Lee ne Il corvo, il capolavoro cinematografico che meglio di altri ne ha espresso i contenuti estetici.
“Dampyr” così si inserisce nel medesimo filone, evocando miti orrorifici intramontabili nella squallida realtà di guerre e di consumistiche immoralità del nostro tempo, rappresentato nel classico stile bianco/nero della editrice Bonelli.
Il Male è Antico, il suo vagito si perde nell’Eternità, ma i suoi terrori continuano a scorrere fluendo con il Tempo stesso, coagulandosi in immagini sempre nuove, forme a cui siamo adusi ma che al tempo stesso si rivelano fragili nella loro consistenza metafisica, immediate a polverizzarsi al primo tocco dell’innata curiosità umana per rivelare l’Incubo dissimulato.

La collana (ormai prossima al numero 50, atteso come evento editoriale per maggio – giugno 2004), ha offerto emozionanti avventure passando per scenari sempre diversi, e non solo per ambientazione geografica: il fatidico terzetto infatti non si è limitato a percorrere i sentieri del terrore che vanno dal fascino misterioso di Praga ai deserti dell’Arizona, dalle oscurità insondabili dell’Africa ai freddi fiordi della Scandinavia, ma ha anche attraversato trasversalmente miti e leggende (si pensi al ciclo arturiano reinterpretato nei nn. 43 e 44), ovvero incubi letterari (come non pensare a L’orrore di Dunwich di H.P.Lovecraft leggendo il n. 37 ?) e orrori cinematografici (decisamente nel n. 18, in cui sono evocati tra i più rappresentativi protagonisti della pellicola horror, come il Nosferatu di Murnau o Jason di Venerdì 13), mediante una lettura decisamente nuova e personale, sempre coerente al “leitmotiv” della collana stessa.

Il celeberrimo Dylan Dog si trova così al fianco un nuovo adepto del fumetto horror, diverso per stile e per propositi, ma ancor più incisivo e preoccupante, destinato forse a riconquistare quella parte di lettori che si è allontanata dall’investigatore dell’incubo a causa delle tante digressioni fantascientifiche alle quali lo stesso si è concesso. Tra gli orrori di ieri e quelli dell’oggi un nuovo eroe muove i suoi determinati passi e la ricerca dell’insolito e del perturbante s’arricchisce con Dampyr di nuove emozioni.

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