Lunatica: The edge of infinity

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Ver Sacrum Adoro la voce di Andrea Daetwyler! E’ lei a rappresentare il valore aggiunto del combo elvetico dei Lunatica, che qualche distratto frequentatore degli ambienti metal troppo frettolosamente ha voluto catalogare sotto la voce “Nightwish-clones”. Errore madornale, in quanto questo gruppo è in possesso di ottime capacità compositivo/esecutive, che sfrutta al meglio asservendole alla perfetta riuscita di ogni singolo brano. Andrea, colla sua voce celestiale, è in grado di donare ad ogni pezzo una particolare sensazione di infinita grazia, mentre gli strumentisti non praticano quella sorta di suicidio artistico che è la competizione a chi è più bravo, tutt’altro: anche “The edge of infinity” (primo per l’attenta etichetta partenopea Frontiers) è lavoro corale e ben strutturato. Una vena epica e pomposa percorre la drammatica “Who you are”, segno che il sestetto sa assestare le canzoni anche su velocità medie, virando verso risultati maggiormente introspettivi e darkeggianti (è il caso pure di “Out!” e della melodica “Song for you”, da sconsigliare ai diabetici, visto l’ampio apporto di zuccheri che rende particolarmente dolciastra questa ballad). “The power of love”, altro lentazzo, vanta un effetto cinematografico, mentre “Words unleashed” riporta TEOI in ambiti symphonyc-metal, ottima palestra ove esercitare l’ugola di Andrea, ma pure le sei corde di André Leuenberger e di Sandro D’Incau, il basso di Emilio Barrantes, le keys di Alex Seiberl e la batteria di Ronnie Wolf. La durata dei pezzi non è mai estenuante, se si esclude la composita finale “Emocean” (presente in due versioni, la seconda con alla voce l’ospite Oliver Hartmann, mentre va segnalata pure la comparsa di John Payne degli Asia sulla citata “Song for you”), la quale sfiora i nove minuti, gli altri brani solo raramente oltrepassano i cinque, evitando all’ascoltatore quel fastidiosissimo effetto-noia che in altri casi si presenta. Ma la bellezza di queste canzoni esclude in principio questo pericolo! I più schizzinosi porranno dubbi circa l’originalità della proposta del sestetto confederato, ma quanti lo sono oggidì? Accontentiamoci di una manciata di brani assai gradevoli, troppe volte merce rara!

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