Pankow: The art of gentle revolution

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Ver Sacrum Come avrete letto in questo spazio mi capita sempre più di sovente di recensire delle riedizioni discografiche e di essere esaltato da esse. Sicuramente in parte ciò dipende dal fatto di essere stato collezionista di vinile, con un’ossessione mai sopita per il “completismo”, l’avere tutto cioè degli artisti che più stimo e amo. Alcuni definirebbero questa mia fissazione come “ossessiva-compulsiva”: tant’è, a distanza di anni ogni tanto riprende il sopravvento. Le reissues quindi sono per me una vera manna. C’è anche un altro innegabile fattore e cioè che spesso quello che ci propone la “scena oscura” non è sempre di altissima qualità e anche se non manca mai alla fine dell’anno una bella lista di interessanti release, il piacere della “scoperta” mi capita oramai assai di rado. Per questa doppia ragione ho salutato con entusiasmo questo The art of gentle revolution, lussuosa riedizione dei 4 album storici dei Pankow, ovvero Freiheit für die Sklaven (1987), Gisela (1989), Omne animal triste post coitum (1990) e Treue Hunde (1992). Per le considerazioni di ordine personale su quest’opera vi rimando al mio blog, mentre, com’è giusto che sia, in questo spazio cerco di darmi un contegno da “professionista della recensione”! Il box si presenta con una grafica eccellente che include l’immagine “disturbante” che vedete a fianco, al momento dell’acquisto coperta da un’altra foto: si prosegue quindi nella tradizione delle copertine “controverse” che dai tempi di Gisela, e in parte ancor’prima di Freiheit…, ha caratterizzato la storia del gruppo. Non è solo l’esterno a presentarsi bene ma ogni CD ha una nuova bella confezione digipack, piuttosto differente dall’originale nel caso di Treue Hunde. I fan del gruppo saluteranno il CD bonus incluso, che, sebbene troppo breve, consiste comunque in una vera chicca, ovvero la ristampa del mitico ep incluso nel Marble Box, un’edizione ultra-limitata di Gisela, stampata in soli 100 esemplari, contenuta in un cofanetto di vero marmo di Carrara (dal peso di 6 kg!) con un emblema d’oro! In ogni ristampa di vecchie opere secondo me è doveroso che ci sia un booklet all’altezza, completo di foto e che descriva la storia dei CD inclusi: purtroppo talvolta questo aspetto viene sottovalutato, cosa che non manca mai di deludermi (è il caso del magro libretto incluso in Boxed dei Neon di cui abbiamo parlato qualche mese fa). Anche da questo punto di vista The art… non scontenta affatto: ad accompagnare il tutto infatti è incluso uno splendido e completissimo mini-libro, in cui la storia del gruppo viene raccontata da Alex Spalck medesimo, in una forma che al contempo risulta personale, ironica ed avvincente. E’ bello leggere le gesta del gruppo sui palchi e sulle strade di mezza Europa: il libretto, chiamato molto intelligentemente The Movie, si rivela quindi uno strumento che permette di capire meglio cosa c’è dietro ad ogni album e ad ogni canzone dei Pankow, quali stati d’animo l’hanno prodotta, il perché suona in un certo modo. E’ doveroso descrivere brevemente i CD qui inclusi. Freiheit … quando uscì causò un vero e proprio clamore nella scena italiana alternativa, date le sue giuste e mai celate ambizioni internazionali. Per raggiungere questo scopo l’etichetta del gruppo, la storica Contempo di Firenze, non mancò di chiamare al banco di regia del disco Adrian Sherwood, già all’epoca un nome storico della scena elettronica per i suoi remix e produzioni (tra gli altri Depeche Mode, Einstürzende Neubauten, Skinny Puppy, Ministry, in seguito Nine Inch Nails, Nitzer Ebb e Placebo). Ho sempre amato Freiheit… ma continuo a pensare che i suoi suoni siano un filino troppo puliti e precisi ed hanno un po’ “tarpato” la viscerale irruenza sonica del combo fiorentino, cosa forse dovuta all’inesperienza dei Pankow nel gestire in studio un rapporto con una personalità così forte come Sherwood. L’album ebbe un successo planetario, senz’altro superiore nel resto del mondo che in Italia. Anche per Gisela la lista dei collaboratori è prestigiosa visto che accanto al “solito” Sherwood al banco del missaggio siede anche Rico Conning (Depeche Mode, Laibach, Coil, …). Il gruppo è senz’altro cosciente al 100% delle proprie potenzialità e crea un indiscusso capolavoro, per chi scrive uno dei più bei dischi (industrial e non) di sempre! I Pankow diventano così richiestissimi dal vivo e partono per un lunghissimo tour che include anche ben 28 date negli USA. Omne animal… più che un vero live-album, costruito e ripulito bene in studio, è un efficace documento di quei concerti. Una sorta di bootleg ufficiale, con dei momenti precisi ed energici (su tutte “Warm leatherette” e “Let me be Stalin”) e cose fatte con un’attitudine più scanzonata (“Der Mussolini” e soprattutto la conclusiva “Let’s go crazy”). Infine Treue Hunde è un album mediamente interessante, sebbene Alex Spack lo giudichi in modo molto severo. Ha degli episodi grandiosi (su tutti la bellissima “Liebe Ulrike” e “I dont’ want to be nice”), cose così così (“Treuhund” e “You’ll Never Walk Alone”, troppo melensa per i miei gusti) e un paio di mezzi passi falsi (“Stupidity”, “Florence is dead”), ma è comunque un discreto disco. C’è da notare che in questa riedizione la scaletta dei pezzi è stata fortemente cambiata nell’ordine rispetto alla sua uscita originale, vi sono diverse versioni remix e manca anche il brano “Save your life”. Mi sono anche allungato più del necessario per questa recensione: segnalo solo che i Pankow sono fortunatamente ancora in attività con FM ed Alex Spalck saldamente al loro posto, ed è in imminente uscita un nuovo album. Personalmente non sto nella pelle per l’attesa.

TagsPankow
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