Raison d'être: Metamorphyses

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Ver Sacrum Come per altri musicisti molto prolifici, la discografia del buon Peter Andersson sta iniziando a diventare non solo sterminata ma anche difficile da seguire e ricostruire: tra ristampe, recuperi di brani sparsi su varie compilation o dimenticati in un cassetto e rimasterizzazioni, negli ultimi anni sono state numerose le uscite a nome Raison D’Etre, anche se questo è solo il terzo nuovo lavoro pubblicato dal 2000 ad oggi. Il 2000 non è stato scelto a caso: quell’anno, infatti, venne pubblicato The Empty Hollow Unfolds, un CD che può essere considerato un momento di svolta per il progetto svedese, in cui l’equilibrio tra musica industriale e death ambient ha iniziato a pendere maggiormente dalla parte della prima, anche attraverso l’uso di strumentazione autocostruita. L’artista non sembra aver cambiato intenzione sulla direzione intrapresa: le atmosfere rimangono quelle oscure e cupe tipiche del progetto e anche la classe rimane invariata: le lente evoluzioni sono ricchissime di numerosi strati sonori, caratteristica che continua a lasciare lo svedese ai livelli più alti di questo genere musicale che lui stesso ha contribuito a definire; i suoni, sporchi e metallici, di strumenti rugginosi si sovrappongono a substrati di drone profondi che talvolta suonano come malati flauti dal suono grave e a lente percussioni che paiono cadenzate da movimenti tellurici. Lungo lo svolgimento dei sei brani (intitolati semplicemente “Phase” da I a VI) un vago profumo di spezie orientali sembra materializzarsi qua e là dal lento flusso del magma in costante evoluzione, subito messo a tacere dal drammatico crescendo di suoni lividi e pieni di tensione, come di cavi d’acciaio prossimi al punto di rottura. Peter Andersson non sembra affatto intenzionato ad abbandonare il trono, naturalmente irto di chiodi arrugginiti, su cui è da anni seduto.

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