Terminal Choice: New Born Enemies

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Ver Sacrum Come “minacciato” dal singolo “Don’t Go”, il nuovo album dei Terminal Choice segna la svolta “rock” della band di Chris Pohl. Se la formazione tedesca aveva sempre accostato le chitarre alle componenti elettroniche del suo sound, oggi questo avviene in maniera ancor piu’ massiccia, con una netta preponderanza delle prime, per un disco rock a 360°. Sarò sincero ed ammetto che ho ascoltato questo disco una solta volta ed è stato già tanto, perchè per i miei gusti si tratta di un disco di bruttezza e burinaggine imbarazzante. Forse chi apprezza il “guitar sound” ed ha gradito il recente album di Panzer AG piuttosto che vari album di Marylin Manson, Zeromancer (gruppo comunque di un’altra categoria), Oomph, ecc… potrebbe anche trovare qualcosa di buono in questo disco, ma per chi scrive siamo solo al cospetto di un mediocre tentativo di accodarsi al carrozzone rock-industrial. L’ascolto della varie “Golden days”, “Little seventeen”, “Call me” (il piu’ clamoroso caso di plagio di Marylin Manson di questo disco), “Like this”, “Rockstar”, ecc… non può far altro che decretare “pollice verso” per “New born enemies”, tra le cose peggiori ascoltate nel corso dell’anno. Se già coi lavori precedenti i Terminal Choice non mi avevano mai particolarmente esaltato (con l’eccezione di qualche brano sparso sui vari “Navigator”, “Ominous Future” e “Menschenbrecher”), con questo “New Born Enemies” cessa definitivamente il mio interesse nei loro confronti.

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