Velvet Acid Christ: Lust for blood

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Ver Sacrum A tre anni di distanza dal contradditorio “Hex Angel”, Bryan Erikson torna con uno dei suoi dischi meglio riusciti, sicuramente il piu’ variegato. “Lust for blood” è un disco in puro stile VAC, in cui convivono l’anima “dark” di Bryan e quella prettamente elettro-industrial. La prima è caratterizzata da un pezzo come “Crushed”, forse il miglior brano del cd, assolutamente cupa, oscura e sofferta, dove la voce e gli arpeggi di chitarra non possono non rimandare ai Cure (del resto la passione di Bryan per la band di Robert Smith è nota e già tra le tracce del singolo “Wound” era presente un’ottima cover di “The Figurehead”). Altro brano prettamente “dark” (almeno a livello emotivo) è “Parasite”, dove tra l’altro Bryan canta in modo insolito (e piu’ comprensivo) e la strumentale “Ghost in the circuit”, dal mood malinconico-depressivo. Nel secondo filone del disco spiccano la già nota “Wound”, due dei tre brani che danno il titolo al disco, ovvero “Lust” e “Blood” (unite fra loro dai 4 secondi di “For”), “Disconnected nightmare” e le strumentali “Ghost regen” (presente anche sul singolo) e “Psychoaktive landscapes”: quest’ultima è assolutamente splendida e costituisce uno dei picchi del disco, mentre “Discolored eyes” e “Kashmir Crack Krishna” ci offrono il lato piu’ brutale di VAC. “Lust for blood” è quindi un caleidoscopio di suoni e stili (elettro-industrial-gothic-techno) che ci restituisce un Bryan Erikson in gran forma (anche se, visto il soggetto, questa affermazione lascia un pò il tempo che trova), abilissimo ad esorcizzare i suoi mostri ed i suoi incubi attraverso le riuscitissime tracce di questo disco.

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