Autunna et sa Rose: L'Art et la mort

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Ver Sacrum Inutile nasconderselo: quella del progetto Autunna Et Sa Rose non è certo una proposta musicale semplice e per tutti i palati. Risulta complessa sia sotto un aspetto strettamente musicale sia sotto quello concettuale: il forte legame con i movimenti avanguardistici contemporanei è evidente fin dal primo ascolto ma anche il complesso lavoro a livello di liriche e testi, che si evince dalla lettura dei libretti dei CD, non è da meno. Nel caso presente, mi trovo di fronte ad un’opera costituita fondamentalmente da “cover”, dove l’uso delle virgolette è praticamente obbligatorio, perché la destrutturazione dei brani è tale da renderli, spesso, praticamente irriconoscibili e in molti casi anche i testi sono tratti da tutt’altre fonti così come i titoli, quasi sempre differenti dall’originale. Si comincia con “Qui, au sein…”, una sorta di cover di se stessi tratta da Sous la robe bleue il testo da “L’art et la mort” di Antonin Artaud. Seguono la cover di “Decline and fall” dei Virgin Prunes, con liriche tratte dallo stesso testo, quella di “Egypt” dei Tuxedomoon, “Canzona” degli Ataraxia (una delle poche facilmente riconoscibili e con il testo originale), “Ostia” dei Coil, “Anywhere out of the world” dei Dead Can Dance, “Leben-Tod” dei Laibach (anche questa abbastanza riconoscibile), “Der Tod ist ein Dandy” degli Einsturzende Neubauten, e “Antonin Artaud” dei Bauhaus. Chiude il CD un brano non segnalato sul libretto, che si rivela essere una bellissima versione pianistica e dal vivo di “Anywhere out of the world” dei Dead Can Dance. Da un punto di vista musicale, come dicevo in apertura di recensione, il CD si colloca, per buona parte della sua durata, dalle parti della musica da camera d’avanguardia e, a livello di strumentazione, si stagliano il pianoforte e il violoncello, spesso affiancati dal violino e, in alcuni casi, intervengono strumenti elettrificati, campionamenti e ritmi sintetici; i momenti più cameristici mi hanno risvegliato in me ricordi lontani di gruppi d’avanguardia come gli Opus Avantra mentre nella cover degli Einsturzende Neubauten la mente è volata dalle parti dei Das Ich. La voce lirica femminile, in alcuni casi portata a livelli e toni estremi, si alterna a quella maschile, spesso roca e graffiante. Un’opera complessa e varia ma ricca di elementi interessanti.

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