Four a.m. Eternal: Ambivalence

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Ver Sacrum In un paio di anni di attività, i palermitani Four a.m. eternal hanno avuto modo di esibirsi sovente dal vivo, come emerge dall’info-sheet allegata al ciddì, e soprattutto di pubblicare il demo “Almost” nel 2005, al quale ha fatto seguito “Ambivalence”, risalente ai primi mesi del corrente anno. Si presentano come gruppo influenzato da Joy Division, Siouxie and the Banshees e Wire, ed in generale come appassionati delle sonorità new wave-postpunk primi anni ’80, senza trascurare un interessato sguardo alle produzioni contemporanee. Otto canzoni per una trentina di minuti non possono costituire un valido banco di prova, il dark-sound dei quattro ragazzi è comunque relativamente maturo, anche se un migliore condensato del loro impegno poteva risultare più incisivo. Belle le atmosfere della curiana “Looking for faith”, Carmen Gulino deve raggiungere ancora la maturità come cantante, la sua voce manca in fatti ancora di profondità espressiva, ma la strada intrapresa è quella giusta. Più che sufficiente invece la sezione strumentale, con Claudio Cataldi (chitarra) autorevole nel proporre un suono derivativo ma comunque fermo, ed una sezione ritmica che vede il basso pulsante di Francesco Troja (che poco dopo la fine delle registrazioni ha abbandonato i colleghi, sostituito da Federico Ghersi) dialogare piacevolmente colla batteria di Stefano Bartolomei. Si sale di tono con “Civilization decadence”, uno spigoloso brano impegnato fin dal titolo, il quale mette in mostra la parte più aggressiva dei Four a.m. eternal, e pure quella più organica; “Infinite” proviene dalle frequentazioni col songbook dei Banshees, e suona molto new-wave darkeggiante, le restanti tracce si mantengono su di un livello assolutamente decoroso (sopra tutto “Almost”). Le personalità ci sono, devono solo irrobustirsi, ed in questo il tempo è un buon alleato, se ci si sa munire di pazienza; sono curioso di ascoltare qualcosa di nuovo da questi ragazzi, certo che non mi deluderanno.

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