Rome: Nera

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Ver Sacrum Quando si vuole essere ermetici. Neanche una minima nota, né un contatto: niente. Un digipack stupendo che oltre titoli, immagini e citazioni altro non ha. Se questo si chiama voler far parlare solo la musica, il progetto a nome Rome è riuscito nel suo intento. E, aggiungo, lo ha fatto con una classe non comune, arricchendo e perfezionando quanto espresso nel mini “Berlin” di qualche mese fa, spiccando nel panorama apocalyptic-folk-e-correlati e riportando la Cold Meat Industry alla sua storica nomea di talent-scout. Un sound che tiene in sé la crudele eleganza di Ordo Rosarius Equilibrio, un mood epico-decadente riscontrato in Omnicore, la voce di un Leonard Cohen ricontestualizzato nell’ultima Europa bellica. E affascina con “Das Unbendigte”, nel suo avanzare lento e suadente verso il refrain marziale di “Rape Blossoms”, e “Hope dies painless” colpisce per la sua intensa e fiera tragicità. Bellissime “Beasts of prey”, in cui il suono di un carillon introduce arpeggi di un’accattivante malinconia, e “Reversion”, nel suo ritmo discreto e cupo. “Nera” è pathos e orgoglio, poesia e rabbia: un album che si insinua dentro al primo ascolto, di rara e pregevole intensità.

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