Alec Empire

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Avete presente Alec Empire, l’ex cantante degli Atari Teenage Riot, quello che fino a qualche tempo fa somigliava moltissimo a Trent Reznor dei NIN? Beh, diciamo pure che “non è più lui”, e che ho addirittura stentato a riconoscerlo quando me lo sono trovato davanti al Siddharta di Prato, luogo nel quale il musicista berlinese, accompagnato da Nic Endo (anche lei ex-ATR) e da Zan Lyons, ha tenuto un attesissimo concerto. Se non fosse stato per Christian Dex, insieme al quale ho successivamente intervistato il sopraccitato personaggio, lo avrei scambiato per un membro della sua crew, e credo che difficilmente scorderò gli “inquietanti” jeans scoloriti (tra il celeste chiaro e il bianco…) che indossava, il suo giubbotino di pelle impunturato (roba che in Italia non va più di moda neanche tra i bikers…) e la sua mitica (??) sciarpona di lana bianca e nera! Meno male che per il concerto si è cambiato e che le sue idee sono ben più interessanti e convincenti del look, altrimenti Dex ed io ce la saremmo vista brutta!!

Eccovi quindi l’intervista esclusiva che ci ha concesso prima di esibirsi (in realtà si è trattato più che altro di una chiacchierata informale, durante la quale gli abbiamo fatto domande su vari argomenti, inerenti alla musica e non…), che si è svolta in un clima molto rilassato e cordiale. Beh, a dire il vero Mr Empire mi è sembrato fin “troppo” tranquillo, e anche se ciò è un bene nel caso di un’intervista, non lo è affatto quando si tratta di uno show dal vivo, ma per ulteriori dettagli riguardo la sua performance vi rimando alla recensione, e per adesso vi auguro buona lettura…

Alec Empire

Alec Empire, Prato 13/01/2007 (Foto di Christian Dex © Ver Sacrum)

(Grendel) Nei giorni scorsi avete suonato sia a Roma che a Brescia: come sono andate quelle due esibizioni e che tipo di reazione ha avuto il pubblico?

Era da un po’ che non suonavamo in Italia perché durante gli scorsi tour non eravamo riusciti a programmare delle date, per cui ad un certo punto ci siamo resi conto che era il caso di venire ed abbiamo organizzato questi tre concerti. I due che abbiamo tenuto finora sono andati molto bene, specialmente quello di Roma, e in generale la reazione del pubblico è stata davvero positiva. Non ci saremmo mai aspettati una cosa del genere…
(Christian Dex) State già preparando il nuovo album? Quando lo farete uscire e che tipo di sound proporrà?
Sì, in effetti abbiamo già composto parecchi pezzi nuovi, anzi per la verità ne abbiamo così tanti a disposizione che non basterà un solo cd per contenerli, per cui pensiamo di far uscire un mini album ad aprile e successivamente un full-lenght, anche se al momento non sappiamo ancora se quest’ultimo sarà pubblicato prima dell’estate o alla fine di agosto. Il nuovo materiale è molto più elettronico di quello contenuto in Futurist, difatti ho lasciato totalmente perdere le influenze punk-rock che erano presenti sul mio secondo disco. Non ne potevo davvero più di quel tipo di roba e del “guitar sound” che va così tanto di moda in Inghilterra: ero talmente stufo che l’anno scorso ad aprile me ne sono andato via da Londra e sono tornato a vivere a Berlino!
(G) Ah, quindi non ce la facevi più a sopportare tutte quelle nuove rock/pop band inglesi?
Mah, guarda, il discorso è abbastanza generale… Il fatto è che quei gruppi sono molto conservatori, suonano come quelli di venti o trent’anni fa: se ci pensi è assurdo che oggigiorno si possa guardare un film sul proprio cellulare e poi ci si ritrovi ad ascoltare musica così antiquata!! L’industria discografica ormai è in agonia e credo che cerchi di proporre quel tipo di cose perché sa di andare sul sicuro, ma per quanto mi riguarda trovo più interessante la musica elettronica (specie a livello underground), difatti adesso voglio orientarmi solamente in quella direzione. Insomma, basta con le influenze punk rock, ho davvero voglia di fare qualcosa di più innovativo!
(G) Nonostante ciò che hai appena affermato, vorrei sapere se hai ancora un legame con la scena punk-hardcore, specie quella tedesca…
Sono senz’altro affezionato a quella scena e lo sarò sempre (in passato ho anche lavorato con alcune band, per esempio ho remixato i Gorilla Biscuits…), ma in Germania essa è alquanto statica e molto meno evoluta di quella americana, difatti l’epoca migliore per il punk tedesco sono stati gli anni ottanta, quando i gruppi iniziarono a mescolare la loro musica con la new wave e ad usare i sintetizzatori.

(G) So che hai alcuni side-projects con i quali realizzi materiale diverso da quello che esce a nome Alec Empire, hai intenzione di pubblicarlo prossimamente?
Sì, in effetti ho lavorato a del materiale un po’ particolare e sono in contatto con alcune label underground che potrebbero essere interessate a pubblicarlo nel corso di quest’anno, ma attualmente non c’è ancora nulla di definitivo. Sai, in realtà sono il tipo di persona a cui non interessa far uscire troppi dischi tutti insieme, anche perché c’è già così tanta “inflazione” di release musicali, specie a causa della diffusione di Internet. Meglio fare poche cose ma buone!!
(G) Ho l’impressione che la compilation Atari Teenage Riot 1992-2000, pubblicata negli scorsi mesi, abbia lo scopo di far conoscere la tua band precedente alle generazioni più giovani, che magari neanche si rendono conto di quanto essa sia stata importante, o di quanto possa aver influenzato altri gruppi…
In realtà ci sono varie ragioni che ci hanno indotto a pubblicarla. La prima si lega al fatto che, durante i nostri recenti tour, ci siamo resi conto che il pubblico presente era molto giovane, formato principalmente da ragazzi tra i 19 e i 22 anni che conoscevano bene Alec Empire, ma sapevano poco degli ATR. Abbiamo anche notato che tanti di loro erano parecchio curiosi riguardo a questi ultimi, difatti li consideravano come qualcosa di molto “figo” e innovativo: questo tipo di reazione ci ha sorpreso e ci ha fatto molto piacere, così abbiamo pensato di pubblicare una compilation che contenesse il meglio delle nostre release e non obbligasse le persone a comprarle tutte. Un’altra importante ragione per far uscire questo disco è che esso raccoglie alcune delle canzoni più significative di The future of war, un album che in Germania è stato messo all’indice a causa dei testi delle canzoni incluse, per cui la compilation è servita ad “aggirare” questa particolare situazione, e a far sì che i nostri fan tedeschi possano comunque avere un cd contenente alcuni di quei pezzi. Per quanto riguarda l’influenza che gli ATR possono aver avuto su altre band e il fatto che alcuni non se ne siano neanche resi conto, posso dirti che a noi sinceramente di questo non importa molto, perché nella musica è sempre stato così: pensa che negli anni novanta c’era chi credeva che noi avessimo copiato i Prodigy, mentre era l’esatto contrario!
(CD) Secondo te in che modo è cambiata la vostra audience dai tempi degli Atari fino ad oggi?
E’ una buona domanda in effetti, e credo che la differenza principale sia data dal fatto che oggi la gente è molto più aperta mentalmente e più consapevole di certe cose perché ottiene moltissime informazioni su qualsiasi argomento grazie ad Internet, mentre all’epoca degli ATR non potevamo avvalerci di tale mezzo per far circolare il nostro messaggio, e quindi era più difficile far sì che esso raggiungesse molte persone.
(CD) Concettualmente parlando si può affermare che le tematiche politiche avessero una grande rilevanza per gli ATR, ma la stessa cosa vale anche per Alec Empire?
Gli ATR erano una band politicizzata al 100% e l’idea principale che noi intendevamo veicolare è che tutto fosse politica, ma nei miei dischi solisti ho preferito non ripetermi ed ho affrontato tematiche diverse, più personali. Questo però non significa che non sia più interessato a certi argomenti, anzi…
(CD) E’ pazzesco pensare che, agli inizi degli anni novanta, gli ATR si formarono come reazione alla nascita di movimenti neonazisti ma che questi ultimi, nonostante siano passati circa quindici anni, esistono ancora! E come se ciò non bastasse, gli esponenti dei partiti di estrema destra adesso sono in parlamento…
Sì, sono d’accordo, difatti c’è bisogno di una rivoluzione!! La situazione che si è venuta a creare è esattamente quella a cui noi facevamo riferimento negli anni novanta: le guerre sono state usate per scopi economici (ovviamente a discapito dei paesi del terzo mondo) e la pubblicità è diventata così importante da condizionare totalmente i mezzi d’informazione. In passato mi accusavano di essere troppo pessimista, difatti molti miei amici punk avevano un atteggiamento un po’ più menefreghista rispetto al mio, ma io invece ho sempre creduto che si dovesse combattere per cambiare lo stato delle cose. Le persone, molto spesso, sono pigre in tal senso e pensano che sia così difficile poter cambiare la situazione da non provare neanche a farlo! Per questo l’estrema destra è finita in parlamento, e quindi adesso c’è bisogno di una sinistra radicale forte per creare un maggior equilibrio.
Alec Empire

Alec Empire, Prato 13/01/2007

(CD) Puoi parlarci della tua attività di DJ? Oltre a questo vorrei anche sapere come è cambiato il tuo modo di comporre musica negli anni, specie in relazione alla possibilità di utilizzare il computer e la tecnologia digitale…

Al momento ho ripreso a fare molte serate rispetto al passato. C’è stato un periodo, tra il 2002 e il 2004, in cui ne facevo solo un paio all’anno perché la cosa mi annoiava un po’, ma poi mi è tornata la voglia… Solitamente quando lavoro come dj passo molte cose mie, alcune anche un po’ particolari e sperimentali, che non sono mai state pubblicate. Per quanto riguarda la realizzazione del materiale, adesso è tutto molto più complicato che ai tempi degli ATR, all’epoca infatti usavamo semplicemente un campionatore, una drum-machine e un sacco di distorsione. Adesso abbiamo un set-up che ci permette di fare qualsiasi cosa, ma ciò che è davvero interessante è il modo in cui riusciamo a creare determinate stratificazioni sonore, sovrapponendo suoni diversi. Non sono uno di quelli fissati con la musica prodotta al computer, anzi ho sempre cercato di unire la tecnologia analogica con quella digitale: alcune persone, sentendo parlare di “Digital Hardcore” (termine che dà il nome alla label personale di Alec, ma che può anche essere usato per descrivere la musica da lui prodotta… – ndr), hanno pensato che io fossi interessato solo al digitale ma non è mai stato così, difatti ho sempre usato un sacco di distorsione in analogico. Proprio per questo motivo la mia musica è così diversa da certe cose che si sentono in giro, vedi ad esempio il breakcore, che viene interamente realizzato con il computer e che per tale motivo ha un’energia e un impatto differente da ciò che faccio io.
(CD) Ho l’impressione che la tua etichetta funzioni un po’ come un “collettivo” politico, per esempio per il modo in cui è organizzata ecc. ecc. E’ davvero così?
Sicuramente il fatto di essere anche un musicista mi mette in una posizione particolare perché posso giudicare le cose da due diverse prospettive. Di solito cerco di non imporre nulla alle band che incidono per Digital Hardcore Recordings e le lascio libere di sviluppare il loro sound nel modo in cui preferiscono, ma in giro ci sono anche gruppi che preferiscono che qualcuno gli dica cosa fare, e paradossalmente dar loro troppa libertà crea dei conflitti! La mia opinione personale è che il periodo di grande cambiamento che l’industria musicale sta attraversando porterà a qualcosa di positivo, e che i musicisti potranno fare quello che vogliono invece di ciò che gli viene imposto dai discografici. Quando parlo di questi argomenti con gli addetti ai lavori loro sono sempre pessimisti, ma io non lo sono affatto!
(CD) Che ne pensi del fatto che oggi i musicisti guadagnano di più suonando dal vivo che non grazie ai dischi venduti? Magari ciò non avviene nel caso di Britney Spears e simili, ma per quanto riguarda tutti gli altri…
Mah, dipende molto dalle situazioni… Credo che i musicisti, in futuro, potranno scegliere due strade ben distinte, e cioè una sorta di autogestione della loro carriera, che li renderà totalmente liberi e responsabili di tutto ciò che fanno, oppure una sottomissione a certe leggi di mercato, come per esempio accade a tante popstar che si ritrovano a dover fare cose assurde, tipo partecipare ai reality show e cose simili.
(CD) A mio parere la cosa bella degli mp3 è che permettono di conoscere tante cose, che ovviamente uno può andarsi a comprare nel caso in cui gli piacciano davvero. Intelligence and sacrifice, ad esempio, me lo sono scaricato da Internet, l’ho apprezzato tantissimo e alla fine me lo sono pure comprato…
Per il momento gli mp3 non sono ancora di buona qualità e il sound ne risente, ma fra qualche tempo lo saranno di sicuro. A noi fa molto piacere se la gente acquista mp3/file audio su Internet perché in passato il nostro principale problema è stato quello di riuscire a distribuire i cd in maniera capillare. Pensa che, addirittura, certi negozi di dischi delle città in cui andavamo a suonare non ritenevano necessario avere i nostri album nel loro catalogo, mentre altri non li volevano tenere perché non capivano che razza di musica facessimo!
(CD) Poco fa hai detto che sei tornato a vivere a Berlino, l’hai trovata molto cambiata?
Vedo le cose in maniera molto positiva riguardo a Berlino perché quella città è un po’ come uno “spazio vuoto” che necessita di essere riempito… La scena musicale è piccola e ci sono poche persone, ma Berlino ha tutte le potenzialità per diventare il centro della musica europea in futuro: sono sicuro che ci sarà un grande cambiamento in questo senso, e sono altrettanto certo che non ce ne sarà uno simile in Inghilterra. Gli inglesi seguono troppo le mode americane, anche riguardo la musica, e sono arretrati perché propongono ancora cose simili ai Beatles, agli Stones o ai Pink Floyd, mentre a Berlino ci sono tante realtà diverse e tanta gente con gusti musicali vari e per nulla influenzati dalle mode, come ad esempio molti artisti che provengono dall’Europa dell’Est. Senza dubbio la città è molto aperta a tutto ciò che è nuovo, e proprio per questo si differenzia da posti come Roma o Parigi, che hanno una grande tradizione storico-culturale e per certi versi non hanno poi così tanto bisogno di “novità”…
(CD) Dal punto di vista architettonico i cambiamenti di Berlino sono davvero impressionanti, basti pensare ad Alexanderplatz…
Sì credo che i cambiamenti avvenuti a Berlino siano stati molto positivi. In passato ci costruivano tutti quei negozi, quei grandi supermarket e cose del genere, ma poi hanno capito che ci si doveva anche vivere… Adesso pare che sia stato finalmente trovato un buon equilibrio tra le due cose.
(G) E’ risaputo che i tuoi concerti sono solitamente alquanto movimentati e “selvaggi”, ma sarei curiosa di sapere se il tuo atteggiamento sul palco è qualcosa di istintivo o se invece è un modo per provocare una reazione nell’audience…
Ma no, non sono mica tanto violento sul palco, ah ah ah!! (Già, me ne sono accorta purtroppo! Se l’intervista l’avessimo fatta dopo il concerto gli avrei chiesto se era davvero lui quello che, fino a qualche tempo fa, ne combinava di tutti i colori on stage… – ndr). Del resto è questo il mio modo di vivere il tipo di musica che faccio!
(G) In passato hai affermato che la musica abbinata a testi in tedesco è la peggiore, puoi spiegarci il perché?
Sì, certo, guarda per esempio i Rammstein: per loro è un po’ come un “concept”, devono per forza usare la lingua madre perché altrimenti la loro musica non funzionerebbe! In linea generale credo che i gruppi che hanno testi in tedesco abbiano fatto alcuni dei dischi peggiori della storia…
(G) A parte la musica, di cui abbiamo parlato ampiamente finora, quali sono i tuoi altri interessi?
Mi piacciono un sacco di altre cose oltre la musica, per esempio l’arte (la pittura in particolare), la letteratura e il cinema, e credo che un musicista debba avere molti interessi perché altrimenti non avrebbe nulla di cui parlare! In generale siamo persone (mi riferisco al sottoscritto ma anche a Nic…) che danno molta importanza alla cura del corpo (attraverso la pratica sportiva, la scelta del cibo di cui nutrirsi ecc.) e che credono che per fare bene questo lavoro sia fondamentale avere l’energia fisica sufficiente. Se normalmente mangiassimo da McDonald’s la nostra musica non sarebbe la stessa, ah ah ah!!
Alec Empire e Zan Lyons

Alec Empire e Zan Lyons, Prato 13/01/2007 (Foto di Christian Dex © Ver Sacrum)

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