Pain Of Salvation: Scarsick

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Ver Sacrum Nuovo disco per gli svedesi PoS, ensemble sempre più maturo e dalla costante evoluzione artistica. Daniel Gildenloew, sempre più leader, dal carisma accresciuto dall’esperienza accumulata nel corso degli anni e da una pervicacia che sfiora la paranoia, e compagni, consci che con “Be” è stato raggiunto un ipotetico punto di non ritorno artistico, superano brillantemente la prova del sequel abbandonando quei tortuosi percorsi ed offrendoci una prova superiore e magniloquente. “Scarsick” è vario, cangiante in atmosfera e sensazioni che l’ascoltatore può provare sulla propria pelle, umida di rugiada e di lacrime. Oltre un decennio ci separa da “Entropia”, e qualcuno potrebbe far fatica a capacitarsi che gli autori sono gli stessi, ma non dopo aver ascoltato capitoli quali “The perfect element Part 1”, “Remedy Lane” od il già citato e pluridecorato “Be”. I dieci pezzi presenti sulla loro ultima fatica discografica sorpendono, spiazzano, instillano la curiosità per l’ignoto, ma pure quel subdolo, strisciante timore che prova chi sa di dover affrontare le tenebre della mente… Una forza creativa smisurata viene liberata da Daniel (oltre che cantante e chitarrista, ora pure bassista del combo, dopo l’abbandono del titolare, suo fratello Kristoffer), Johan Hallgren (chitarra), Fredrik Hermansson (tastiere) e dal batterista Johan Langell, coesi nel raggiungimento dell’ennesimo risultato positivo di una carriera praticamente priva di cedimenti. Mi piace citare la conclusiva “Enter rain”, circolare pezzo dagli umori pinkfloydiani rinforzati da segmenti hard e da liquidi fraseggi alla Porcupine Tree, dal lirismo innalzato al cielo da un cantato vagamente bowiano… Ma “Scarsick” ha dalla sua innumeri carte da giuocare con l’astuzioa consumata di chi frequenta da anni i tavoli del poker… Fra le plumbee volute di fumo che si addensano come nembi minacciosi sulle teste degli astanti, s’aprono improvvisi squarci di genio… “Spitfall” è modernista e spinta all’eccesso colle sue parti rappate, altrove si potrebbe o si dovrebbe rabbrividire tanto il contrasto appare stridente, ma non quando si tratta di un brano made in Pain of Salvation! “Disco Queen” poggia su d’un assurdo (ripeto, proprio assurdo) ritmo danzereccio, degno d’una balera degli anni settanta (o delle pellicole dell’epoca con John Travolta protagonista), quasi a sbeffeggiare ironicamente gli Scissor Sisters… Delirante episodio ch’eppure in “Scarsick” veste proprio benissimo! Eppoi le trame vagamente nu di “Idiocracy”, scheggia violentissima che vi si conficcherà fra le carni con sadica precisione, l’irruenza dell’opener, la metallica traccia che da il titolo all’intiera opera, l’inquietante “Cribcaged”, aperta da un arpeggio che rimanda alla tradizione southernvolanti di prog-metal contemporaneo “Mrs Modern Mother Mary” e “Flame to the moth”… Riascoltate più volte “Scarsick”, prima di emettere avventati giudizi. Penetrate nel suo intimo, facendo attenzione al fondo sdrucciolevole. Il rischio di scivolare è tangibile, come pure quello di non rialzarsi più. Ancora un centro, Mr. Gildenloew!

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